(15 settembre 2009)   Interventi Mozioni Delibere ecc | Occupazione

Situazione ENI, DELPHI e dintorni – Crisi economica ed occupazionale a Livorno: quali verità, quali soluzioni

ALCUNE PREMESSE
a)Abbiamo depositato come Gruppo Città Diversa-Alleanza LivornoLibera due Interrogazioni: una specifica su Eni e un’altra su Delphi, contestualizzandole nella crisi economico-occupazionale dell’area livornese e oltre. Alcune delle domande sono volutamente retoriche, altre per acquisire informazioni e dati. E nelle risposte a queste domande vi sono buona parte delle soluzioni possibili a queste vicende.
Fra l’altro il Sindaco di Livorno – per le politiche di area e i protocolli sottoscritti dalle Istituzioni compreso il Comune di Livorno (purtroppo falliti) e perché Presidente dell’Anci Toscana – ha una responsabilità diretta su tutte queste situazioni, compresa quella dell’Eni che pur insiste in gran parte nel territorio sui cui è competente il Comune di Colle.
b)Dovremmo poi, ora e qui, distinguere le posizioni avverse e gli scontri polemici, i ragionamenti sulla cultura e la prassi economico-finanziaria dalle proposte politiche e dalle soluzioni tecniche specifiche e d’insieme su queste emergenze.
c)Così come dobbiamo dare valutazioni e soluzioni differenti alle situazioni Delphi e Eni, perchè per alcuni profili: più cittadina la prima, ancora più sovralocale la seconda. Ma queste vicende hanno e devono avere pari dignità! E uno dei modi per evitare l’oscuramento di una a scapito di un’altra, è quello di affrontare una non rinviabile vertenza Livorno (la crisi economico-occupazionale di un modello e tutte le situazioni di difficoltà in atto o prossime). Alcune settimane fa in Consiglio Comunale snocciolai impietosamente queste situazioni (alcune diverse, altre simili fra loro). Un bollettino di guerra – che ricorderò spesso in quest’aula – perché nessuno se ne dimentichi, perché per la libertà di e il diritto a lavorare, come per la democrazia e la giustizia, ci si deve battere tutti i giorni!
Oltre Eni e Delphi, elenco, in modo non esaustivo, le altre situazioni in crisi: TRW (il contratto di locazione scadrà tra pochissimi anni!), GIOPESCAL (le cui lavoratrici si sono affiancate alla tenda Delphi), MAGNA, PIERBURG, BROVEDANI, INALFA, MASTER, MAST, SAMET, DELTA, PANINI LOWIN, FRANZIN, SIBE SCALE, BERNINI, HIDROENERGY, SOC. COOP. ODONTOIATRICA, CEMENTERIA SACCI, ECC. …
Una crisi locale già in atto prima della gravissima crisi internazionale e alla quale questa si è sommata: insomma una crisi del restante sistema produttivo livornese, coda della precedente deindustrializzazione del territorio, sistema che andava ripensato per tempo e che va rifondato su basi nuove. E che necessita di una piattaforma comune locale, d’area, regionale dei lavoratori e delle istituzioni.
Così come a questi Lavoratori vanno date delle certezze! E vanno dette da parte di Tutti cose chiare: questo è vero e questo no!; questo non si può risolvere oppure si può in questo o in quest’altro modo!
Insomma pane al pane e vino al vino, sì sì, no no!

1.LE POLEMICHE, LE SCONFITTE, LE VERITA’
In questi giorni abbiamo verificato che è ulteriormente aumentata la frattura tra il mondo reale di chi produce e quello dei tecnicismi istituzionali e procedurali.
Per parte nostra abbiamo ritenuto doveroso non tacere le responsabilità dal passato ad oggi, operazione che non va rubricata sotto l’etichetta di “polemiche”, ma come analisi utile della storia (condivisa o meno), occasione di imparare umilmente dagli errori. Anche saper far questo rende grandi gli uomini e i movimenti culturali-politico-ideologici.
Ribadisco perciò t-u-t-t-o quello che in questi giorni ho dichiarato e scritto sulle vicende Eni e Delphi. Così come che le cose dette contro Me e l’Alleanza sono n-o-n v-e-r-e! La nostra Alleanza non si deve né giustificare né vergognare di quanto ha detto e fatto su queste situazioni, non avendo certo né noi né altri il potere di aprire o chiudere le fabbriche. Noi abbiamo sostenuto: mantenere le produzioni, se possibile o necessitato trasformarle in siti da green economy, mantenendo o aumentando l’attuale numero di posti di lavoro. Ovviamente in quest’ambito vi sono tante opzioni da preparare nel tempo e per tempo: Voi non avete contribuito, come era Vostro dovere, a preparne neanche una, mentre sapevate che si rischiavano da anni le dismissioni sia di Eni che di Delphi e Trw.
E ora dobbiamo correre e lottare col tempo.
Sin dal 2004 noi di Città Diversa abbiamo posto la questione delle aree industriali e l’avete snobbata! Che si pensi ai capannoni tradizionali o ai microchip, alle innovazioni tecnologiche o alle riconversioni ecologiche o ad altro, è venuta l’ora, pur in grave ritardo, che il nostro territorio trovi le risorse ideali e reali per queste scelte.
E quello che abbiamo previsto nel corso degli anni, quanto messo in guardia da noi in campagna elettorale, è avvenuto!
Ma non è questo l’importante; l’importante è che questo porti a prendersi cura delle situazioni.
Certamente anche su quello che dirò di seguito qualcuno qui obietterà: ecco, ora fa anche l’economista! Magari un po’ di economia politica e scienze delle finanze l’ho fatta e mi aggiorno; in più credo che rappresentanti delle forze politiche debbano avere anche dei consulenti per non parlare a vanvera.
Bene!

PER ENI
Il Capitalismo e il Mercato, sia quello privato che di stato, lo dico in senso non ideologizzato, non è la fine della storia e dell’economia tanto meno può essere il fine della storia e dell’economia. E’ dimostrabile scientificamente e nella prassi: sono strumentali e più o meno criticabili.
E se anche la democrazia è imperfetta (e oggi sempre più minata dal tecnofascismo oltre che dalle dittature classiche), immaginiamoci se è mai possibile che esista il mercato perfetto!
Bisogna poi distinguere il capitalismo produttivo (che rischia, dà lavoro e crea ricchezza) da quello parassitario e assistito e ancor più da quello finanziario che non crea ricchezza ma fa mera speculazione se slegato dalla produzione materiale, ben oltre quanto denunciato ai primi del ‘900 dall’economista Hilferding circa il sorgere di grandi concentrazioni industriali (che limitano la concorrenza) e di intrecci tra banche e industrie.
No, il fine non è, non può essere il mercato, tanto meno se selvaggio e ancora meno la speculazione finanziaria.
E poi, insieme ai conti e ai costi economici, debbono essere valutati i costi sociali, pubblici e personali. Anche la solidarietà, la destinazione universale dei beni, la ricerca dell’autentico bene comune sono fattori di sicuro sviluppo.
Il fine è il bene della persona e della collettività. E va riaffermata la priorità dell’uomo e della donna rispetto agli affari e alle dismissioni. Questo è un fondamentale etico superiore a tutti i fondamentali economici!
Dunque l’ENI e il GOVERNO si assumano le loro responsabilità: l’Eni ha dato lavoro, ma ha fatto profitti, grazie anche alla posizione dominante in Italia perché è pur sempre Ente Nazionale Idrocarburi, con una partecipazione azionaria dello Stato ancora decisiva.
Non si può, non si deve neanche pensare che si possa smantellare una Raffineria senza prima trovare una soluzione occupazionale per tutti i suoi dipendenti! E contestualmente per l’indotto. E senza chiarire perché sono stati scartati tanti Piani industriali! Indicando genericamente una traiettoria di 3/5 anni che serve, come sanno i tecnici, dopo una lenta agonia a smantellare il tutto!
Di KLESCH non ci fidiamo perché potrebbe anche essere preso in considerazione un suo piano industriale, se fosse manifestato e pubblicamente presentato e soprattutto se ci fosse! Ma il mestiere di un Fondo di investimento è finanziario e speculativo: perché dovrebbe volere gestire, ma soprattutto perché dovrebbe saper fare un mestiere non suo: quello dell’industriale?
E non c’è niente di antiamericanismo o di offensivo in noi su questa posizione, perché se il soggetto speculativo fosse non americano, ma russo o cinese, francese o italiano sarebbe lo stesso; anche perché, ormai, i capitali, da tanto tempo, non sono più nazionalistici!
Ma se le imprese si trasformano in finanzieri o se ai finanzieri si svende la produzione chi li deve mantenere e creare i posti di lavoro?
Un conto è che Eni, Enel o Fiat vadano sul mercato ed emettano corporate bond per finanziamento, ma agganciati (se non sono come i Tango Bond o i Cirio Bond) alla reale produzione, pur discutibile o in crisi come oggi il settore automobilistico o nel tempo quello petrolifero; altro conto è un Fondo che fa solo finanziario oppure che Eni abbia interessi comuni col Fondo stesso!
Peraltro in un mercato economico e finanziario tutt’altro che pulito e trasparente!
Dei ritardi, delle contraddizioni e dei troppi silenzi di REGIONE, PROVINCIA, COMUNI, FORZE POLITICHE E INDUSTRIALI, oltre che della latitanza del GOVERNO, abbiamo già detto.
PER DELPHI invece

Vogliamo però lasciare da parte analisi e denunce. Non è ora il tempo di scontri, ma di soluzioni!
2.LA VISIONE D’INSIEME, LE PROPOSTE, LE SOLUZIONI
Noi non ci siamo sottratti a formulare una diversificata serie di proposte e soluzioni alternative o integrative, ma non spetta a noi risolvere questi problemi se non stimolare a ciò e controllare chi ha responsabilità a vari livelli di governo politico-amministrativo e sociale-finanziario-imprenditoriale.
Vorremmo aver visto e vorremmo vedere perciò azione costante e coraggiosa, passione e speranza, pensare in grande e non di rimessa, giocare all’attacco e non in difesa!
Vorremmo aver visto e vorremmo vedere un ampio metodo di consultazione e coinvolgimento, tavoli né ipocriti né ristretti!
Vorremmo aver visto e vorremmo vedere un fiorire di incontri, di messa in campo di strumenti, esperti tecnici e amministrativi, ricerche, progetti!
Avremmo voluto e vorremmo che per la Regione Toscana queste crisi di Livorno rappresentassero una priorità a Firenze, a Roma, in Europa! Livorno è debole in Regione, ma deve reagire né abbandonarsi né essere abbandonata al suo destino!
Vorremmo una definitiva riflessione sul perché sono saltati gli accordi di programma e una presa d’atto della sconfitta di fronte a questi problemi dell’Area Vasta, per inventare qualcosa di nuovo!
Diteci che atti concreti sono stati messi in campo da tutti coloro che ai vari livelli sono deputati a questo! Cosa hanno fatto i nostri Parlamentari di centro-sinistra e di centro-destra?
Vedo che sul filo di lana qualcosa si sta muovendo. Bene!
Vedo che, come avevamo chiesto in un appello Tv, il Prefetto è intervenuto. Bene!
Vedo che è stato convocato un tavolo nazionale. Bene! Deve essere un tavolo Livorno, non lo spezzatino delle crisi (Eni e, ad esempio, non Delphi).
PER ENI IN PARTICOLARE
L’obiettivo più importante per i lavoratori deve essere quello di entrare al più presto nelle trattative triangolari Eni-Klesch (o altri)-Governo affinchè non si perdano posti di lavoro e né attività produttiva (questa o, se possibile, altra migliore).
PER DELPHI
Si è posta una questione di metodo amministrativo. Può il Sindaco occuparsi di tutto (e di niente), tra una doccia e l’altra, passando dai Rom al Basket fino alle crisi industriali? Secondo noi, no! Ed è per questo che noi chiediamo che a Roma si rechi anche una delegazione del Consiglio Comunale.
Si è posta poi un’altra questione di metodo, questa volta politica. Rossignolo, in piena campagna elettorale, è uscito come un ariete in favore dell’Amministrazione Comunale uscente. Con l’Amministrazione-bis è arrivata la sorprese che puntualmente avevamo annunciato: il progetto ex-Delphi a monte e i lavoratori col cerino in mano.
Si dovevano e si devono seguire altre strade: quella dell’Elettrolux a Firenze che si è riciclata più tosto che quella dell’Innse, quella del contatto con le istituzioni, le forze politiche e sindacali e i lavoratori torinesi più tosto che la minaccia di acquisire le aree assumendosi rischi e responsabilità politiche per imporre il rispetto etico prima che economico che “i patti devono essere rispettati”! E i patti con ben tre Governi nazionali succedutisi nel tempo disegnavano un rilancio dell’area livornese in termini di reindustrializzazione e di ripresa occupazionale!
Quindi non possono esservi improvvise e private decisioni macro-aziendali e l’interesse nazionale o le scalate internazionali non possono escludere il bene comune della città e non si devono privare del contributo dei lavoratori.
IN GENERALE
Come abbiamo sempre sostenuto, sono necessarie politiche locali di attrazione degli investimenti oltre che di radicamento delle produzioni che già ci sono. Che le amministrazioni locali non hanno saputo o voluto fare!
Così come continuiamo a spolmonarci che, anche a livello locale, non si possono affrontare le emergenze, come invece si fa qui a Livorno, in modo assistenzialistico, estemporaneo e una alla volta, non avendo una visione d’insieme e una politica complessiva.
Queste non scelte e questo atteggiamento sono perdenti e lo si vede. E questo ci affossa ulteriormente nell’assenza di una politica industriale del Paese (impensabili gli aiuti dati in Germania o negli Stati Uniti) e con una politica ambientale arretrata (i nodi non sciolti delle bonifiche, il nucleare – comunque la si pensi – tardivo e la green economy che stenta ad entrare come cultura produttiva)!
Un’altra cosa è urgente fare. Quella di mettersi anche qui, a livello locale e di area, intorno ad un tavolo, con tutti i soggetti interessati o che ne hanno il compito istituzionale, per fare un’operazione-verità e operare su questi nodi:
A)La disponibilità delle aree: quali e quando?;
B)I vincoli produttivi: per fare che?
C)La bonifica dei siti: quali e perché?;
D)L’obsolescenza degli impianti: che fare?
E)Soprattutto la presentazione dei risultati degli osservatori e degli studi (dove sono?), di tutte le idee e i progetti produttivi esplicitati e fattibili (quali?), nero su bianco! Non annunciati a stillicidio ora dagli Industriali ora dagli Ambientalisti ora dalla Camera di Commercio, magari dopo dai Portuali o da qualcun altro. Ma che modo è?! E’ necessaria invece chiarezza, trasparenza e concretezza!
F)Infine, per l’emergenza e per non innescare battaglie fra poveri e poveracci, il varo da parte delle Istituzioni, insieme e per le loro competenze, di sostegni all’occupazione e fondi di solidarietà per i soggetti saranno espulsi dal lavoro, per i precari troppi e in aumento sul nostro territorio, per i tanti disoccupati e soprattutto per quanti privi di ammortizzatori sociali.

3.L’UNITA’ DI FRONTE ALLE EMERGENZE: METODO E SOSTANZA
Noi riteniamo che ciascuno, fino all’ultimo cittadino, sia importante e possa dare un contributo a queste emergenze. Ma questa compartecipazione non è scontata, anzi oggi a Livorno va risvegliata!
Fare unità di fronte all’emergenza!
Essere con intelligenza in piazza e nelle piazze e parallelamente mettere in campo una rappresentanza sindacale e politica (anche nazionale) coordinata e più incisiva.
E di fronte a situazioni di emergenza ci vogliono risposte di emergenza: testa e mente fredda, studio e trasparenza, ma anche fervore e passione. Ecco perché indicavo il metodo allegorico del “battere i pugni sul tavolo”!
Non si tratta di una banale questione, ma che (uno o migliaia di lavoratori non cambia) perdano il posto: un dramma personale, familiare, territoriale!
Non si tratta di turbare trattative industriali, ma di una situazione eccezionale!
Ancora una volta, come sempre, di fronte alle urgenze, senza chiedere nessun autodafe’, siamo disposti a dare il nostro contributo con chiunque voglia veramente provare a risolvere queste vicende.
Noi ribadiamo le nostre proposte per uscire da queste crisi!
Ma se Voi fate proposte positive (non furbate!), noi ve le appoggeremo (tutte)!
Noi dichiariamo, qui e fin da ora, come Lista civica Città Diversa e come Gruppo consiliare nato dall’Alleanza LivornoLibera, la nostra disponibilità, tutta quella che sarà possibile e necessaria!
E il coinvolgimento, laddove necessario e fattibile, di tutte le nostre Liste civiche e comitati regionali e nazionali.

CONCLUSIONI
Noi amiamo questa città! Dobbiamo amarla, con tutti i difetti e i pregi dei nostri concittadini!
Non la vogliamo ripiegata su stessa, a contabilizzare con indifferenza i necrologi delle attività che muoiono e dei lavoratori che scompaiono!
Non vogliamo che la crisi speculativa la paghino ancora una volta i lavoratori e i più deboli!
Per la Città, per il Lavoro, per i lavoratori e le lavoratrici, per i giovani, per le loro famiglie: cambiare si può, vincere si deve!

Seduta C. C. 14/15-9-09 – Intervento Capogruppo Marco Cannito
Gruppo Consiliare Città Diversa-Alleanza LivornoLibera

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