Pro memoria Terme del Corallo
 S’odono squilli di tromba intorno alla questione del Corallo. Non mi soffermo sulla posizione convenzionata dei due costruttori,che per il pregresso è ancora all’attenzione della Magistratura nonostante la legittimazione amministrativa ricevuta ex post dalla Giunta Comunale con la ben nota variante, quanto sulle incaute dichiarazioni del Soprintendente. Che arriva addirittura a prefigurare mirabolanti opere di riqualificazione al compimento delle quali potremmo avere addirittura l’abbattimento del cavalcavia. Nessun esplicito riferimento da parte sua alla corona delle nuove residenze nell’area ex industriale che potrebbero insistere sulla stessa falda freatica che da anni mina la stabilità del Palazzone delle Imposte.(anche questa un’operazione da ricordare).E poi ci sono i riscontri scientifici della ricercatrice emersa da FaceBook che ha fornito un quadro morfologico dell’area tutt’affatto diverso da quello confezionato dall’Amministrazione Pubblica (i pozzi ci sono o non ci sono?).Ma insomma,in quale mondo viviamo?E di chi ci dobbiamo fidare?Degli stessi che hanno battezzato ottimale l’area di Montenero (tutt’altro che immediatamente disponibile)per l’insediamento del Nuovo Ospedale?E poi c’è la questione dei 7 milioni di euro delocalizzati su Porta a Mare per integrare gli standard del nuovo Waterfront, riproposta con la consueta eleganza da Lamberti. Troppo pochi per abbattere il cavalcavia…Ma abbastanza per consolidare il protocollo della Porta a mare,definito un “intreccio da manuale di risorse pubbliche e private.”Intendiamoci, Lamberti ha fatto benissimo a ricordarlo. Visto che erano tutti d’accordo con lui. Ma proprio tutti. Anche quelli che oggi dicono di averci voluto mettere la faccia. Nell’operazione del Corallo. Concludo con una citazione doverosa. Quella dell’amico e compianto arch. Fosco Cavallini, la voce di un uomo libero in una città imbalsamata da troppi silenzi. In un carteggio privato poi reso in parte pubblico per l’Osservatorio Trasformazioni Urbane ebbe a dire nelle more dell’adozione della Variante:”Sarà la nuova residenza ad affossare definitivamente l’auspicato recupero delle Terme,già menomate nella loro integrità originaria. L’ipotesi di recupero delle Terme non può prescindere dalla liberazione delle aree circostanti,oggi occupate da vari manufatti in totale abbandono. Le aree “costruite” circostanti sono da rendersi libere ad uso di parcheggi e servizi turistico ricettivi: funzioni queste indispensabili alla valorizzazione del complesso monumentale. E poi:,in conclusione:la variante prevede edifici da tre a sei piani con un’altezza massima di circa venti metri. Eccessiva è l’incombenza sul complesso monumentale. Il Comune permuti la prevista volumetria residenziale,eccedente rispetto alla destinazione turistico recettiva,con proprie aree poste nel Nuovo Centro (proposta ripresa poi dal gruppo consiliare di Città Diversa) :è da evitare qualsiasi costruzione residenziale in loco pena la condanna definitiva allo stato di rudere del complesso artistico/architettonico”.Era il 16 Febbraio del 2006. Chissà cosa ne pensa oggi il Soprintendente. Fra un vincolo e l’altro.
Sergi Nieri



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