Luano Fattorini sull’ospedale nuovo
Le considerazioni dell’ex assessore Dario Matteoni sul nuovo ospedale, comparse in data 3 ottobre 2009 su “Il Tirreno”, mi trovano pressoché d’accordo, nonostante tutto, e mi spingono a continuare e ad approfondire il dibattito sull’ospedale, oltreché le mie argomentazioni sulla sanità livornese già delineate nel mio primo intervento in consiglio comunale dopo la relazione programmatica del riconfermato Sindaco Alessandro Cosimi.
In effetti sull’ospedale nuovo il dibattito è stato finora praticamente assente, forse si vorrebbe rimediare agli straordinari ritardi accumulati su tale questione mostrando un insolito decisionismo operativo, quasi una improbabile terapia d’urto per una situazione patologica diventata ormai di natura cronico-degenerativa, difficile e complicata.
Un ospedale nuovo a Livorno occorre da almeno venti anni, non una ristrutturazione, e i fatti di questi giorni lo ribadiscono. Tutto il denaro speso per ristrutturare è stato buttato via, come si fa a riaverlo per altre urgenti spese a favore di altri comparti ?
Il vecchio ospedale è fatto a “padiglioni”, quasi a compartimenti stagni, in linea con quella vecchia cultura medica che concepiva le discipline specialistiche come dei campi autonomi del sapere medico-scientifico, in cui il lavoro di equipe era quasi autosufficiente e rare erano le relazioni interdisciplinari con gli altri “padiglioni”..
L’ospedale si sviluppa in orizzontale con molta distanza tra un padiglione e l’altro e con i vari servizi ospedalieri, diagnostici, amministrativi, ecc.., tanto che sono stati fatti dei lunghi corridoi di collegamento, interessanti e caratteristici forse, ma certamente scomodi e lenti per la necessità dei rapidi spostamenti di malati e di personale e che perciò comportano spreco di tempi di lavoro e inevitabile insufficienza riguardo alla richiesta di prontezza specie nei casi di urgenza.
Insomma, è evidente che occorrerebbe, da anni, un ospedale diverso, più idoneo alle grandi trasformazioni della organizzazione sanitaria e del lavoro medico e infermieristico.
Occorre per esempio un ospedale costruito in altezza, magari con una struttura fondamentale a pianta quadrata, con ascensori su ogni lato per velocizzare le interconnessioni proprie di una medicina moderna che si basa principalmente sulla interdisciplinarietà , sia nelle unità operative a forte intensità di cure, sia nei reparti o nelle unità a bassa intensità, ugualmente ospedaliere ed importanti.
Inoltre, un nuovo ospedale dovrebbe tener conto, fin dai progetti, della cultura della popolazione livornese, delle esigenze della moderna vita di relazione, dei tempi della città e dei ritmi di lavoro e di vita di una famiglia di oggi.
Ma ciò che più mi preme considerare è che un nuovo ospedale a Livorno non può che riflettere la cultura della organizzazione sanitaria della nostra città, e la cultura sanitaria diffusa, a meno ché non si voglia correggerla adeguatamente, come sarebbe assolutamente necessario, con il concorso di tutti.
Se volessimo mantenere, e anzi rafforzare l’attuale mentalità di cui parlavo in un articolo non ancora pubblicato, dovremmo costruire un ospedale con tre caratteristiche importanti :
- pochi posti-letto, sempre meno, per i pochi degenti (in seguito alla ormai drastica e progressiva riduzione dei posti letto)
- tanti ambulatori per le visite agli esterni ( non ricoverati) autorizzate dai medici di base o in regime libero-professionale, tanti di più di quelli che ci sono nell’attuale ospedale (essendo l’attività specialistica per i non ricoverati una delle maggiori attività per tanti medici e operatori ospedalieri, al momento)
- una mega-struttura di pronto soccorso, anche spropositata rispetto al luogo di degenza, ben distinta ma ben collegata con la degenza e con i servizi diagnostici, capace di accogliere dignitosamente le sempre più sterminate file di attesa, con tanti servizi igienici, telefoni, privacy, posti auto, servizi di comfort, ecc..
Se invece volessimo correggere la attuale rotta sulla sanità e sulla attuale funzione dell’ospedale, come sarebbe l’ora dopo tanti anni di errori e di disservizi, occorrerebbe :
- un ospedale costruito soprattutto per la degenza, con posti-letto adatti alla odierna cultura, nel numero che si addica alla portata quantitativa e qualitativa della nostra città e della nostra provincia, con quella sua riconosciuta vocazione mediterranea, di snodo dei traffici, del commercio e del turismo e con quella sua volontà di ripresa industriale, forse prima in Toscana e tra le prime in Italia.
- un ospedale concepito in un contesto di equilibrio Ospedale- Territorio, dove l’ospedale non deve sostituire il territorio, ma servirlo con servizi e prestazioni di sicuro valore ospedaliero, specialistico, tecnologicamente avanzato, abbandonando la prestazione di ordinaria routine e lasciandola agli operatori del Territorio.
- Un ospedale con un pronto soccorso costruito non per l’affanno e le code di attesa, ma per le vere urgenze ed emergenze di tutto il circondario, e per le risposte e le soluzioni veloci;
- Un ospedale capace di accogliere il carattere e la vivacità dei livornesi, e di rispettarne la ricchezza di relazioni amicali, familiari, sociali ;
- Un ospedale che si faccia carico delle esigenze sacrosante degli operatori, della loro sicurezza, dei turni di lavoro, della efficienza e soddisfazione del loro prezioso lavoro.
- un grande spazio per la sosta delle auto, finalmente capace di contenere i necessari mezzi di locomozione di operatori sanitari (parecchie centinaia), di parenti e amici dei degenti, di cittadini esterni che accedono in ogni ora del giorno al poliambulatorio ospedaliero (bisogna decidere se imponente, come adesso, o contenuto, come dovrebbe, e dedicato alla pre o post degenza e al follow-up), o dei loro amici e parenti.
Insomma, c’è modo e modo di concepire un nuovo ospedale, a seconda di quali funzioni gli si assegna, a seconda se la sanità e più o meno ospedalocentrica, a seconda se c’è o non c’è, come dice Matteoni, e non c’era neppure al tempo della sua giunta, un riequilibrio territoriale nella sanità livornese. Come c’è modo e modo di utilizzare, per la città, l’area del futuro ospedale dismesso.
Ma serve un dibattito ampio, ed un coinvolgimento di tutte le categorie interessate, in primis dei politici e degli operatori sanitari, oltre che degli urbanisti, dei geologi e degli architetti.
Luano Fattorini 4.10.2009



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