(11 marzo 2011)   News

L’epopea di effetto Venezia

Come ho avuto modo di scrivere piu’ volte in questi anni e ultimamente sulla rivista cittadina Livorno Cruciale,Effetto Venezia,manifestazione indubbiamente cara ai livornesi,soffre di un peccato originale.Sono note le ragioni della sua nascita e del suo primo radicamento fino alla meta deglia anni 90,è certamente meno comprensibile la natura della sua evoluzione fino ai giorni nostri.Vocazione culturale e/o turistica si contendono da sempre il brand della manifestazione.Un braccio di ferro che a mio modesto giudizio ha finito per snaturarla caricandola di aspettative eccessive. Non è un caso che Effetto Venezia sia stata rubricata anche negli allegati dell’attuale bilancio fra le funzioni di spesa del “turismo”e non fra quelle afferenti le “attività culturali”.In effetti le luci sul quartiere Venezia intorno alla metà degli anni 80 non significarono assolutamente la riproposizione sotto altre quinte di una ordinaria Festa dell’Unità,cioè del principale rito laico estivo di questa Città almeno fino alla caduta del Muro di Berlino.Tanto meno evocarono la versione labronica di uno dei tanti festival dell’effimero che allora inondavano la Penisola sulla scorta dell’intuizione nicoliniana. In realtà si cerco’ l’Effetto un po’ per valorizzare il processo di riqualificazione di un Quartiere fin li’ afflitto dal Depuratore del Rivellino e dai miasmi dei Fossi,un po’ per affermare una progettualità che scaturiva dal soffio vitale del decentramento amministrativo,allora spezzato in una decina di circoscrizioni.Non è un caso che quasi in contemporanea maturarono in città iniziative analoghe come Effetto Magenta e altre negli stessi Quartieri Nord,e comunque ogni realtà di ambito cercava di fornire elementi di aggregazione partendo dalla caratterizzazione della propria storia attualizzata alle condizioni esistenti. In Venezia per la prima volta si guardo’ “a quelli che vengono da fuori” immaginando che un giorno quello sarebbe stato il biglietto da visita per gli accessi estivi da un furturibile porto passeggeri.Qualcuno iniziava ad ipotizzare che da quelle parti potessero essere trasferiti i banchi di Piazza Venti Settembre.Circostanza che si è concretizzata di recente anche se ci vorranno i finanziamenti di un Piuss per favorire i collegamenti dal mare e da terra con l’area del Mercato.Allo stesso modo,se nel corso di questi anni i seminterrati e le cantine sono state trasformati per lo piu’ in residenze o in luoghi di ristoro,il tema della riqualificazione urbana dell’Area e della restituzione all’uso civico della Piazza e della bellissima chiesa demaniale rimangono tuttora all’ordine del giorno ,con o senza i finanziamenti del Piuss.Dunque,se festa (e non manifestazione culturale)deve continuare ad essere ,la si caratterizzi tornando alle origini.Circoscrivendone il territorio , le finalità,le fonti di finanziamento e prendendo atto del maggiore protagonismo richiesto dai giovani commercianti della zona e da alcuni operatori culturali del territorio.Il Comune si occupi della riqualificazione strutturale(promessa da un numero infinito di anni) ,il quartiere dell’evento.Sono convinto che solo migliorando lo scenario(esattamente come potrebbe accadere alle Terme del Corallo o allo Chalet d’Ardenza riscattando dal degrado entrambe le aree rispettive ) e la tipicità delle attrazioni sarà possibile convogliare finanziamenti integrativi dai “privati”e sollevare cosi’ il Comune da onerosi trasferimenti.Se poi l’assessore Tredici parla di un business di cinque milioni di euro ,generato dalla manifestazione come tale,non si capisce perchè questo progetto non possa autofinanziarsi.E magari estendersi oltre la prima decade di agosto.

Sergio Nieri

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2 Commenti a “L’epopea di effetto Venezia”

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    Non sono tra quelli che piangono per Effetto Venezia, né sono sorpreso dalla quantità di interventi sulla stampa locale; e che non sia una manifestazione culturale ma economica, e come tale vada trattata, l’ho già detto su queste pagine. Sto invece attendendo altrettanti interventi sui tagli all’Istituto Mascagni, che sono esattamente quelli che avevo preannunciato sempre qui a novembre ma negati risolutamente dalle autorità (?), tanto che, sulla base della promessa di mantenimento degli impegni, studenti e genitori avevano ingoiato l’aumento della tassa di frequenza. Avrò dunque il piacere di vedere la sollevazione dei livornesi per la cultura e per la formazione professionale minacciate? Di leggere le proposte di illustri ex del governo locale, strappati al silenzio dalla tragicità della morte temporanea (ma sì, sarà così…) dell’Effetto? Almeno, l’intervento di uno dei tanti comici di cui la città è sempre gravida? O dovrò leggere ancora qualche fantasiosa pensata del tipo “il Mascagni si rivolga ai privati e la smetta di piagnucolare”? Giusto! Lo si dica anche al Niccolini, all’Enriques, al Cecioni eccetera, dato che – per chi non lo sapesse – anche il Mascagni è una scuola. La cosa è seria: quando il bilancio arriverà in consiglio comunale, per favore, attenzione!

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    Osservazioni da accogliere in pieno,naturalmente.Una Commissione Comunale(aperta al pubblico,ovviamente) al riguardo mi pare sia stata convocata dal Comune per il giorno 23/3 p.v.La somma complessivamente stanziata dal Comune “per i beni culturali” si attesta intorno ai 3 milioni,50.(in termini di di spese in conto capitale,cioè di presunti investimenti).Negli allegati al bilancio (scritti pero’ in modo un po’ criptico)il Comune (rispetto invece alla spesa corrente) prospetta una riduzione dei trasferimenti a beneficio del Mascagni di Euro 80.000.(come sappiamo rispetto a un precedente taglio).Verso la Fondazione Goldoni di Euro 150.000.Ma l’ammontare complessivo dei trasferimenti (che incide sulla spesa corrente del 7%)è pari a 10 milioni di euro e ricomprende moltissimi capitoli.

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