Il programma della lista civica Città Diversa
Il programma
Il Comune virtuoso e l’alleanza civica
I gruppi consiliari della lista civica Città Diversa, dei Verdi e di Sinistra Critica hanno compiuto un investimento politico sul concetto di “comune virtuoso”.
Ne è scaturita un’opposizione responsabile condotta sui temi del sociale e dell’urbanistica, sull’accessibilità alla cultura, sulle aziende di pubblico servizio.
I gruppi consiliari si sono concentrati su qualità della spesa, certezza delle entrate e loro effettiva riscossione, corretto svolgimento dei servizi amministrativi comunali e circoscrizionali, gestione efficiente dei servizi di pubblica utilità, controllo e manutenzione delle reti di approvvigionamento delle forniture pubbliche (gas, acqua), monitoraggio del ciclo integrato dei rifiuti.
La particolare attenzione al funzionamento della macchina amministrativa e ai relativi profili di responsabilità ha consentito ai gruppi di trovare significative sintonie nella società civile, fra gli ecologisti, alcune componenti della sinistra sociale e il vasto mondo dell’associazionismo sociale di servizio.
Da qui l’idea forza di un’alleanza civica per aprire una fase nuova in città.
Le 10 proposte per cambiare Livorno
1. Riduzione costi politica e promozione di un “comune virtuoso”
Dimezzamento dell’indennità per sindaco e assessori il giorno dopo l’elezione.
Riduzione dei compensi degli amministratori di aziende pubbliche.
Eliminazione sprechi, razionalizzazione costi della politica, etica della responsabilità.
Introduzione dell’ANAGRAFE PUBBLICA DEGLI ELETTI E NOMINATI NELLE AZIENDE CONTROLLATE E PARTECIPATE.
Aziende controllate e partecipate
Screening e razionalizzazione delle gestioni pubbliche dei servizi a domanda collettiva (ciclo integrato dei rifiuti, gas, acqua, trasporti pubblici) che si reggono esclusivamente sulla leva fiscale, vedi la TIA, o in caso di perdita di esercizio, sulla ricapitalizzazione pubblica, vedi il caso di Asa.
Razionalizzazione (ed eventuale dismissione) di partecipazioni comunali “socialmente inutili” a Enti, Società Miste, Associazioni Consortili che generano perdite con obbligo di ripiano.
Ridimensionamento drastico della “politica”, alla quale compete un ruolo di solo indirizzo, nella gestione dei servizi di pubblica utilità.
Nelle aziende o società controllate (es. Casalp, Atl, Spil) da rivedere i criteri di nomina degli assetti manageriali e degli organi di amministrazione.
Si alla pubblicizzazione dei servizi a domanda collettiva
La pubblicizzazione del servizio non può esaurirsi nell’obiettivo tecnico finanziario del pareggio di bilancio, ma deve obbligatoriamente perseguire obiettivi di qualità e di recupero sociale attraverso strategie condivise con la platea degli utenti del servizio.
Per esempio nel settore gas e acqua, a parità di costi assunti, è doveroso fornire servizi migliori (che prevedano in particolare la manutenzione progressiva delle reti, e la programmazione di idonei investimenti nello sfruttamento delle energie rinnovabili).
In questo quadro è da ritenere strategica la dismissione della partecipazione di ASA alla società del rigassificatore, la OLT che – tramite il rigassificatore offshore – distribuirebbe gas ben oltre il fabbisogno territoriale e dunque con un elevatissimo rischio d’impresa oltreché ambientale.
Il reintegro della quota di ASA in OLT dovrà essere impiegato per consolidare la politica di risanamento dell’Azienda, abbattere gli oneri finanziari dell’indebitamento bancario, orientare politiche promozionali nel campo del risparmio energetico e di promozione sociale. E in particolare, qualora tale dismissione dovesse comportare un disimpegno del socio privato e una separazione funzionale delle due gestioni (acqua pubblica, gas privata), prevedere interventi a tutela della forza lavoro impiegata sugli assetti aziendali (Asa Trade) aventi specifica competenza sulla gestione (distribuzione e commercializzazione) delle reti del gas metano.
E in particolare, quale strategia operativa di riferimento:
a) servizi migliori a parità di costi (manutenzione delle reti, investimenti nelle energie rinnovabili, politiche di risparmio energetico, promozione delle buone pratiche);
b) agevolare anticipazioni bancarie ripagate da incentivi;
c) abbattere lo spreco di energia per climatizzare gli edifici pubblici;
d) ridurre le perdite della rete idrica;
e) incoraggiare l’utilizzo dell’acqua pubblica attraverso una migliore qualità;
f) prevedere una quota minima gratuita di acqua distribuita;
g) razionalizzare la governance dell’azienda (gas, acqua) e il sistema di nomina degli amministratori;
h) prevenire inondazioni con serbatoi di accumulo di acque piovane da riciclare;
i) ricondurre al minimo di legge gli emolumenti degli amministratori alla effettiva prestazione;
j) rRiconsiderare il ruolo del Comune di Livorno nella SPIL prevedendo anche una dismissione parziale delle quote e relativo reintegro finanziario o in natura attraverso riacquisizione di patrimonio immobiliare già conferito per la ricapitalizzazione dell’Azienda. Abbattimento indennità del Presidente.
2. Uscire dalla crisi: piano per il lavoro e contro la precarietà. Il Comune e le nuove opportunità per il territorio
L’Alleanza si impegna a garantire più avanzate prospettive di integrazione sociale e professionale nel tessuto economico e civile della città, oltre ogni discriminazione e localismo di corto respiro; nello scenario di crisi produttiva (che genera impoverimento, abbandono del lavoro tradizionale, nuove forme di marginalità) l’Ente Pubblico deve sostenere, per quanto di propria competenza e con le risorse effettivamente disponibili, i redditi dei soggetti residenti privi di tutela sociale e previdenziale.
In questo quadro il Comune costruisce, nella progressione della legislatura, una quota di reddito sociale (UN MAGGIORE ASSEGNO) da mettere a disposizione delle emergenze strutturali (assistenza sociale, potere d’acquisto, inserimento nel mondo del lavoro), infrastrutturali (opere di costruzione e manutenzione, comunque di rilevanza pubblica), ambientali (ecoincentivi nel quadro di una nuova politica per la mobilità e sostegno alla bioedilizia). Programma, per l’immediato, la costituzione di un FONDO DI SOLIDARIETÀ a sostegno dei redditi dei soggetti espulsi dai cicli produttivi (cfr. anche Sostegni ai lavoratori in mobilità lunga) alimentato da contributi sociali, donazioni volontarie, risparmi di gestione conseguiti attraverso la riduzione dei costi della politica).
Si fa altresì promotore di POLITICHE ATTIVE di inserimento nel mercato del lavoro d’intesa con gli organi territoriali competenti. In questa prospettiva il Comune si impegna a stabilizzare le posizioni in organico (già inquadrate con contratti a tempo determinato) e ad affidare servizi sociali in una logica di INTEGRAZIONE (e non di sostituzione) del ruolo dell’Ente Pubblico da parte delle realtà del terzo settore. Predispone un piano preventivo per la stabilizzazione programmata delle figure professionali (in buona parte a tempo determinato) che, a vario titolo, collaborano con Società o Enti interessati da processi di ristrutturazione dell’organico.
Oltre questo livello d’impegno, il Comune monitora lo stato delle aree produttive che insistono nei distretti urbani contribuendo al coordinamento degli INTERVENTI PER LA REINDUSTRIALIZZAZIONE dei SITI DISMESSI e il reperimento dei finanziamenti necessari alla BONIFICA DELLE AREE INDUSTRIALI. Costruisce questo impegno con criteri di trasparenza che riducano al minimo l’improvvisazione e forme di improprio protagonismo istituzionale. Al tempo stesso, nel prendere atto delle attività di pianificazione che interessano il Porto, pur nella rigorosa distinzione di funzioni e di ruoli rispetto all’Autorità Portuale, cura e valorizza l’interesse pubblico legato alle aree e ai beni di proprietà comunale che insediano il Porto Operativo e si propone, nel durante delle trasformazioni, A TUTELA DELLE CATEGORIE PRODUTTIVE che operano nelle aree demaniali e nelle strutture operative (BACINI) concessionate. Ciò in considerazione degli effetti prodotti (con grave pregiudizio del comparto delle riparazioni naval-meccaniche) dalla “trasformazione urbana” del Porto Mediceo (governata dalla Stu Porta a Mare) e dalle successive vicende legate alla crisi dei traffici internazionali.
USCIRE DALLA CRISI – RIPRENDIAMOCI IL PORTO
Alla luce della recessione in atto che ha aggravato il declassamento delle scalo portuale evidenziandone i limiti strutturali, l’Alleanza Civica ritiene essenziale un riordino complessivo
delle funzioni del Porto per garantire le imprese (spedizionieri, riparatori, pescatori) e l’economia portuale che al momento non traggono alcun beneficio dalla promiscuità tra attività turistica e industriale. Il Comitato Portuale, organo strumentale dell’Autorità Portuale del quale è membro il Sindaco di Livorno, ha storicamente adempiuto all’assegnazione di concessioni d’area e accosti/approdi pubblici, limitandosi ad amministrare l’esistente (e sovente non in base agli effettivi carichi di lavoro, ma a privilegi e a consuetudini comunque improduttive) in mancanza di una pianificazione che garantisse la natura polifunzionale dello scalo portuale e i finanziamenti necessari per realizzare fondali sufficienti al traffico internazionale e delle merci.
Da questo punto di vista l’Alleanza vigilerà affinchè la variante anticipatrice al piano regolatore del Porto non si limiti a prevedere una espansione (verso la c.d. Darsena Europa) d’area, ma a regolare in modo efficace l’allocazione di ogni funzione operativa, nella prospettiva della trasformazione a “mare” dello scalo. Solo una “regolazione” di questo tipo (cui si ricollega la stessa differenziazione fra aree industriali del Porto e aree urbane collocate nella parte settentrionale della Città) puo’ esser fonte di ordinato sviluppo e di nuova occupazione.
USCIRE DALLA CRISI – PORTO, ALCUNE PROPOSTE OPERATIVE
Nella prospettiva di lungo periodo e nel rispetto delle competenze istituzionali, riteniamo che lo Scalo debba conoscere una divisione in tre aree: il porto mediceo e crociere, il porto traghetti, il porto operativo e industriale. Tutto ciò anche in considerazione del fatto che la pianificazione del Porto è interconnessa (per volontà degli amministratori uscenti) con la revisione del Piano Strutturale della Città.
È quindi auspicabile, anche nella prospettiva di incrementare e qualificare l’occupazione complessiva del Porto, una riorganizzazione dello stesso per:
a) valorizzare il Porto Mediceo ai fini turistici con i flussi croceristici;
b) realizzare il Porto Turistico (sono disponibili i finanziamenti ministeriali) come nelle previsioni attuative del Piano Particolareggiato di Porta a Mare;
c) riorganizzare lo scalo delle navi traghetto senza impegnare la parte turistica (fuori luogo, ad esempio, lo scalo dei traghetti davanti alla Fortezza Vecchia);
d) riqualificare e riordinare la parte operativa e industriale con una sequenza di interventi da programmare con modalità compatibili al mantenimento degli attuali cicli operativi, e in particolare:
1) delocalizzando le riparazioni nelle future aree industriali, per liberare la zona davanti alla città da tutto ciò che non è legato all’accoglienza;
2) riordinando il Porto Mediceo grazie anche alle nuove aree liberate dal trasferimento delle attività cantieristiche;
3) riorganizzando l’approdo dei traghetti intorno alla Stazione Marittima così da creare uno spartiacque con il Porto Industriale in espansione a mare;
4) traslocando le sedi delle Istituzioni Pubbliche (Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco, la Guardia di Finanza e altri Uffici) nella parte operativa del Porto.
USCIRE DALLA CRISI – INTERVENTI DI REGOLAZIONE FISCALE E DI SOSTEGNO AL REDDITO
Politiche di equità fiscale attraverso recupero dell’evasione immobiliare nelle aree portuali e sulle aree fabbricabili.
Riscossione certa e veloce di canoni concessori,tributi comunali,oneri di urbanizzazione.
Semplificazione delle procedure relative all’effettivo incasso dell’imposta evasa (già accertata con iscrizione a ruolo).
Introduzione del principio del ravvedimento operoso e valorizzazione del principio di buona fede per le dichiarazioni spontanee di irregolarità (in ambito immobiliare) non interessate da atti esecutivi e ordinanze di demolizione.
Sostegni ai lavoratori in mobilità lunga, alle fasce incapienti con interventi sociali da modulare secondo lo stato di necessità e con idonea regolamentazione (contributi integrativi al fondo affitti, servizi pubblici gratuiti -ad esempio nei trasporti- accesso agevolato ai servizi sociali di assistenza residenziale (hospice) attraverso l’innalzamento della soglia minima prevista dall’Isee, bonus alimentare per soggetti nullatenenti e senza fissa dimora o a favore di soggetti in condizione di temporanea e sopravvenuta difficoltà economica che ne facciano richiesta). Azioni di sostegno logistico a favore del volontariato integrativo. Sostegni a favore dei soggetti espulsi dal lavoro e con difficoltà di reinserimento nei cicli produttivi, prevedendo prestazioni di lavoro socialmente utili da liquidare con compensi forfettari con funzione (temporanea) di ammortizzatori sociali, vincolando a tale scopo almeno il 20% dei proventi da alienazione immobiliare del patrimonio disponibile e il 10% dei trasferimenti da capitale privato da crediti da contenzioso. Ulteriore previsione di un vincolo di bilancio (calcolato sui trasferimenti in conto capitale) a favore di un fondo speciale riservato, con idonea regolamentazione, a favore della disoccupazione strutturale (over 45). Sinergie con le procedure istituzionali (Regione, Provincia) di riqualificazione professionale e avviamento al lavoro.
Sostegni allo sviluppo economico attraverso agevolazioni per progetti occupazionali (Piano per il lavoro) selezionati da uno speciale nucleo-valutazione comunale e la costituzione di un fondo promozionale per il lavoro legato a programmi di riqualificazione professionale e job creation. Promozione e diffusione, in questo ambito, di professionalità emergenti nel campo delle “energie rinnovabili” (installazione di pannelli solari, pale eoliche e impianti fotovoltaici) e delle pratiche edilizie corrispondenti (con particolare riferimento alla qualità dei materiali di costruzione). Sinergie istituzionali (Regione Provincia)per la riqualificazione professionale e l’avviamento nel settore del risparmio energetico. (PROGETTO CENTO CANTIERI ECOSOSTENIBILI).
Vincolando a tale scopo il 30% degli utili distribuiti dalle aziende partecipate (con esclusione di Aamps), l’intero ammontare della Quota Asa Olt in dismissione o, in mancanza, almeno un ulteriore 10% dei trasferimenti da capitale privato determinato da crediti di contenzioso.
Riconversione sociale del terziario (piccolo e medio commercio) anche attraverso convenzioni bancarie finalizzate all’anticipazione garantita delle spese fiscali e di impianto. Obbligo di rendicontazione per l’attività svolta.
USCIRE DALLA CRISI – LA QUALITÀ DELLO SVILUPPO – RISORSE NATURALI E CULTURA D’AREA
La crisi (annunciata) dei settori economici tradizionali suggerisce non solo di sostenere le categorie più esposte agli effetti della recessione, ma anche di individuare nella valorizzazione delle risorse naturali, ambientali e culturali del territorio una fonte di reddito sociale sostitutiva e una possibile occasione di rilancio complessiva per l’economia di ambito locale. Sono in questo senso da prevedere interventi non occasionali, ma inseriti in una programmazione di medio periodo, su tre comparti strategici intorno ai quali predisporre supporti di natura logistica (attraverso il reperimento di aree), finanziaria (con contributi a sostegno del reddito d’impresa), formativa (attraverso i piani di formazione professionale).
In sintesi:
a) definire un protocollo d’area finalizzando gli interventi a favore della piccola e media impresa. In particolare a sostegno di quelle filiere che per innovare gli impianti e i cicli produttivi devono potere accedere a un credito agevolato (leasing immobiliare e mutui finanziari) garantito dalle Istituzioni Pubbliche;
b) In questo quadro garantire il sostegno alle piccole imprese del comparto meccanico e artigianale che non godono di coperture assistenziali e previdenziali. Predisporre altresì
servizi tecnologici e informatici a supporto di quelle imprese che “non licenziano” e la
cui produzione sia legata all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità ambientale.
c) ottimizzare con idonea programmazione l’insediamento di attività (sostitutive di quelle
dismesse in seguito a delocalizzazioni o ristrutturazioni aziendali) che investano nelle “ener-
gie rinnovabili” (in particolare fotovoltaico ed eolico d’alta quota); valorizzare le “nuove filiere”
professionali nei comparti ambientali (mare, stabilimenti aperti tutto l’anno con nuovi servizi
per il turismo, parco delle colline), culturali, turistici e sociali (relazione con i laboratori di ricer-
ca, reti museali e poli espositivi ricavati dai contenitori vuoti o dalle Fortezze che dovrebbero
fare “sistema”.)
USCIRE DALLA CRISI – LA CULTURA e il TURISMO COME VOLANO – FINALIZZARE IL WELFARE
La cultura va considerata come un volano di sviluppo economico. In quanto elemento produtto-
re di “senso e di creatività”, fattore di coesione sociale e di crescita per l’intera Comunità. Qualsiasi politica culturale “integrata” non puo’ pertanto essere disgiunta da un valido sistema di “educazione permanente” che vada oltre il tradizionale impianto del welfare territoriale, basato sul soddisfacimento della domanda di asili nido (che pure fanno registrare liste d’attesa a fronte dei nuovi 466 posti disponibili) e di scuole per la prima infanzia con impegni di spesa relativamente crescenti. Mentre il grado di copertura finanziaria dei servizi a domanda individuale-Asili Nido, mercato centrale, mense sclastiche, uso sociale di spazi pubblici, rapporto fra proventi e costi di gestione) risulta appena del 59,51%. Peraltro, allo stato attuale delle cose, il comparto del welfare si integra burocraticamente con quelli dello sport e del turismo (e in parte del commercio) determinando una dispersione di risorse (specie sui grandi eventi) e un deficit di programmazione nel settore culturale, che impediscono di liberare qualità e differenze. Da prevedere allora in questo senso:
a) Uno scorporo del settore welfare che deve baricentrare i suoi interventi nelle aree dedicate (servizi scolastici, servizi sociali, sostegno alla genitorialità, assistenza domiciliare) dove necessita una razionalizzazione delle risorse (48.000.000 di euro l’impegno di spesa corrente complessivo in questo settore nella previsione del 2009, due milioni al di sotto del 2008). Screening delle attività convenzionate e dei relativi rapporti di consulenza con professionisti esterni all’Amministrazione Comunale (Ciaf, Effetto Venezia e altro).
b) Un modello di educazione permanente “alla complessità”, a favore della cittadinanza, che costituisca una delle nuove frontiere del welfare locale; complessità intesa come utilizzo attivo dei moderni sistemi comunicativi. La cui conoscenza risulta già notevole nelle generazioni scolarizzate,ma spesso carente nella fascia della popolazione attiva. Ciò allo scopo di favorire un incremento di conoscenze diffuse debellando fenomeni come l’analfabetismo di ritorno (non si vive di solo calcio) e l’assoggettamento fisiologico al modello consumistico provocato dalle ben note scelte urbanistiche (vedi sotto “verso la connettività gratuita”).
c) Un miglior coordinamento fra gli uffici turismo e cultura, che devono operare nell’ambito di una strategia univoca.
d) L’attuazione di uno scambio “organico e permanente” di servizi “fra le Istituzioni” che preveda, in modo particolare, l’integrazione dei settori istruzione e cultura (e dunque di
riflesso anche il turismo). Da prevedere l’incentivazione della partecipazione al processo
da parte di tutti i docenti, in particolare della scuola media superiore.
USCIRE DALLA CRISI – SERVIZI, CULTURA E SPORT. IL RUOLO ATTIVO DELLE ASSOCIAZIONI CULTURALI nella gestione del cambiamento VERSO LA CONNETTIVITÀ GRATUITA
Si ritiene che il contributo “integrativo” delle Associazioni Culturali o tematiche (con professionalità operative nel settore informatico, ad esempio) possa garantire una gestione “efficiente” capace di valorizzare il servizio e di garantire una migliore copertura delle spese di gestione. Il grado di copertura di questi servizi (musei, pinacoteche, gallerie, mostre) attualmente è appena del 17%. Sono pertanto da prevedere, nella progressione della legislatura:
a) il consolidamento delle reti museali e delle biblioteche informatiche su base territoriale per garantire una quota minima gratuita di informazione quotidiana a favore dell’intera popolazione residente;
b) il collegamento in rete informatica municipale di di scuole, Comune, Circoscrizioni, servizi di pubblica fornitura (Asa, Aamps, Casalp). L’accesso gratuito ai punti internet circoscrizionali e convenzionati, anche come punto d’ascolto permanente della cittadinanza sulle questioni amministrative di maggiore urgenza. Il Comune, in generale, si impegna ad abbattere il cosiddetto digital divide e promuovere nel territorio la nascita di opportunità legate al diritto di cittadinanza (nuovo)dell’accesso libero ad internet.Questo progetto si inserisce in una visione di più ampia portata basata sulla diffusione a tutti i livelli del territorio amministrato dei servizi informatici, con ricadute importanti anche sulle prestazioni di lavoro (sviluppo del telelavoro). Trattasi di tecnologia wi-fi, direttamente fruibile dagli utenti che dispongano di un note book o palm certificato wi-fi. L’Ente Locale può al riguardo, con i ricavi delle dismissioni delle partecipazioni inutili, adoperarsi per promuovere società di gestione a partecipazione pubblico privata atti a condurre servizi di telecomunicazione. Una parziale, ma concreta attuazione di quel modello di educazione permanente di cui al paragrafo precedente;
c) l’adozione dei beni culturali come forma di valorizzazione responsabile del patrimonio immobiliare, artistico, architttonico, archeologico della Città. Promozione di eventi tematici e segnalazione preventiva di necessità manutentive.
d) azioni di sostegno a favore del “cinema di qualità” e del teatro laboratoriale mirate a riqualificare centri civici, sale di proiezione, fabbriche di cultura dismesse con finanziamento pubblico integrativo tratto da una aliquota significativa degli oneri di urbanizzazione riscossi;
e) la riapertura del Museo Civico-Archeologico nella sede già individuata dal Master Plan Natalini, dove è già prevista la collocazione di un Polo Museale Bibliotecario all’interno dei Bottini dell’Olio. Da prevedere l’istituzione di un concorso per il direttore e il personale del Museo. Una volta terminata la costruzione e la inventariazione dei beni custoditi, il Museo potrà diventare la residenza delle associazioni culturali altrimenti prive di una sede stabile, occasione di scambio di conoscenze e costruzione di reti associative su base tematica;
f) azioni di sostegno logistico e finanziario a favore dell’Istituto Mascagni e del Teatro delle Commedie (di cui occorre prevedere una revisione del sistema di gestione) nel quadro di una razionalizzazione complessiva delle spese di trasferimento, che oggi costituiscono il 16,7% del bilancio corrente (24 milioni di previsione per il 2009) e che per lo più valorizzano contributi alla Fondazione Teatro Goldoni;
g) creazione di un marchio DOC (Livorno Arte e Mare) che connoti le iniziative culturali, turistiche, museali.
SPORT
Il disimpegno da ogni partecipazione comunale nello sport professionistico. Azioni di sostegno logistico e finanziario a favore della attività amatoriali condotte dagli Enti di Promozione Sportiva. Definizione urgente delle procedure di liquidazione amministrativa della Società Livorno Sport. Rimodulazione della gestione pubblico-privata delle piscine comunali. Revisione urgente delle convenzioni con la Società Livorno Calcio per la gestione dello Stadio Comunale e con la Società Forum Net per la gestione del Palasport di Via Condotti (valorizzazione del Palasport come polo espositivo di Nord Est).
3. Chi è in difficoltà deve essere aiutato
ALLA SANITÀ LIVORNESE SERVE LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO OSPEDALE?
La discussione attorno al “nuovo ospedale” è partita in sordina, quasi come un esercizio accademico e senza un progetto adeguato, ma solo basata sulla politica degli annunci senza di fatto una pur minima condivisione della città, delle forze politiche e di tutte le categorie sanitarie interessate alla decisione concreta dell’individuazione di un’area da “dedicare” alla sua costruzione, dando ormai per scontato che una nuova struttura ospedaliera serva e serva con urgenza.
A nostro avviso, e non solo nostro, Livorno non ha bisogno di una nuova struttura ospedaliera, tra l’altro destinata dalla velocità con cui si aggiorna la medicina, soprattutto di eccellenza, a nascere già vecchia e superata, ma ha piuttosto bisogno di una nuova concezione di ospedale per la quale è più che sufficiente un’attenta e corretta attualizzazione dell’esistente con una ristrutturazione adeguata.
DECENTRARE NEL TERRITORIO SERVIZI OGGI CONCENTRATI
La dimensione attuale dell’ospedale è tale che rischia di essere all’avanguardia per ricerca e formazione ma non più per l’assistenza. Si deve approntare una rete di servizi che consenta per le patologie di “media specialità” di ricorrere ai servizi decentrati.
CONTINUITÀ ASSISTENZIALE TRA OSPEDALE E TERRITORIO …
attivando la rete di servizi (medico di base, servizi sociali, ecc.) per garantire oltre all’intervento nella fase acuta anche il recupero e la riabilitazione.
PARTECIPAZIONE E TRASPARENZA
Da tempo le politiche sanitarie attuate, anche nella nostra Regione, hanno favorito il verticismo dei direttori generali, che di fatto rispondono solo politicamente ai partiti di riferimento, senza alcun reale controllo sui risultati ottenuti. Occorre quindi potenziare le forme di partecipazione e controllo dei cittadini alle politiche per la salute rompendo il verticismo dei direttori generali e costruendo forme di monitoraggio e verifica pubbliche del loro operato.
Fino ad oggi a Livorno i Sindaci hanno svolto scarsamente il loro compito di controllo sulle linee di intervento nel territorio derivanti dalle priorità individuate nel Piano Sanitario Regionale.
A partire dal PSR 2002/04 si è introdotto in via sperimentale un nuovo soggetto per l’integrazione socio-sanitaria e dei relativi Enti preposti, denominato Società della Salute (SdS). Operatori, cittadini, forze sociali e politiche ne danno giudizi contrastanti.
È certo che la continua “invenzione”di nuovi ordinamenti e assetti organizzativi non giova alla programmazione anche locale e rischia di creare sprechi e sovrastrutture burocratiche.
CRITICITÀ E SOLUZIONI
La sanità nel nostro Comune non funziona bene; se funzionasse bene non risulterebbe così elevata la mobilità in uscita da Livorno.
Nel corso di questa legislatura la nostra azione si è concentrata sulle seguenti questioni.
1) Ospedale di Livorno: garantire il proseguimento della riqualificazione e ristrutturazione dei padiglioni, verifiche periodiche alle strutture (abbiamo proposto e sostenuto le visite della Commissione consiliare in ospedale per verificare la situazione).
2) Mantenimento di un presidio per esami in centro (via Rossi) al fine di garantire la fruibilità di un servizio sul territorio. Siamo riusciti a evitare che fosse trasferito alla struttura di Salviano, quella abbandonata in mezzo ai campi.
3) Ottenere sull’ospedale l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici.
4) Esami e controlli: denuncia delle lunghe liste di attesa (chiuse nel pubblico, ma aperte nel privato). Il problema deve essere affrontato in modo strutturale.
5) Parto naturale: abbiamo promosso e realizzato incontri di informazione sul parto naturale affinché la nascita ritorni un momento della vita familiare e non una malattia.
Le criticità sono molte, ma anche le possibilità di intervento per promuovere con i cittadini un percorso per la creazione di una città modello relativamente alla salute e da lì partire per migliorare la situazione attuale. Ai punti già indicati su cui lavoreremo aggiungiamo:
● bilancio sociale trasparente leggibile (preventivo e consuntivo);
● certezza sulla destinazione e sulle modalità di spesa del denaro disponibile;
● piani di prevenzione verificabili a livello territoriale;
● ridurre lo spreco determinato da reparti fatiscenti e definire la destinazione delle strutture (un ospedale non in grado di assicurare prestazioni di buon livello non aiuta a migliorare la sanità);
● è necessaria una campagna di alfabetizzazione della popolazione sulle caratteristiche minime da soddisfare affinché l’ospedale sia efficiente;
● aumento della fascia oraria per l’utilizzo delle strumentazioni per dare risposte più rapide all’utenza;
● ridurre gli straordinari: la stanchezza degli operatori non tutela la salute dei pazienti;
● organici adeguati al carico di lavoro effettivo. Questo si può ottenere con un controllo accurato del lavoro all’interno della struttura che deve essere “coerente” con gli orari e i compiti del professionista;
● ottenere la diminuzione della mobilità fuori Livorno (pazienti che vanno a curarsi a Pisa, Milano ecc.) garantendo qualità e tempestività della cura;
● depotenziare la libera professione del personale sanitario pubblico (appuntamenti più rapidi, false liste d’attesa);
● messa in sicurezza e decenza degli ambulatori territoriali (sistemazione strutturale);
● no all’accentramento dell’utenza speciale (centri diurni psichiatrici), risposta del territorio, contenimento, integrazione;
● presenza di un numero adeguato di operatori non obiettori nei reparti di ostetricia;
● cura del dolore anche nelle piccole affezioni, come presupposto di tutela e dignità della persona nelle diverse fasce d’età;
● cure odontoiatriche gratuite a partire dai bambini;
● potenziare il ruolo delle Associazioni dei cittadini;
● formazione ai medici di base e pediatri sui cittadini stranieri;
● risposta di continuità sulla presa in carico della disabilità, anche nella fase di passaggio all’età adulta;
● promozione e agevolazione del libero accesso di stranieri e persone in difficoltà come prevenzione e cura per gli stessi e prevenzione e contenimento del rischio per la salute pubblica;
● completare il percorso integrato, presa in carico, per l’utenza del paziente come persona unica e complessa (medici di base, ambulatori e servizi territoriali);
● riorganizzazione della rilevazione delle problematicità del servizio sanitario locale incentivando e agevolando la comunicazione delle criticità da parte dei cittadini;
● corresponsabilità (condivisione di responsabilità) del progetto di cura della Persona, inserendo paletti e protocolli che impediscano la delega e lo scaricamento delle responsabilità ad altri. In particolare tra assessori e ASL, tra dirigenti di diversi reparti, ecc.;
● nessuna esternalizzazione delle prestazioni sanitarie, mentre nei casi di esternalizzazione di servizi occorre introdurre l’obbligo di equiparazione economica, contrattuale e formativa del personale;
● rafforzamento delle politiche di riduzione del danno da dipendenze e sostegno alle attività dei Sert e delle comunità pubbliche.
● riconoscimento delle patologie da “Sensibilità Chimica Multipla”. Monitoraggio dei casi regione e promozione di programmi di ricerca sull’argomento;
● incremento e ottimizzazione risorse per i servizi della medicina del lavoro (rischi professionali) in coordinamento con altri enti;
● incremento delle risorse per i servizi di tutela ambientale in coordinamento con altri enti.
ANZIANI E DIVERSAMENTE ABILI
Una delle maggiori preoccupazioni per il futuro riguarda l’incremento del numero di anziani non autosufficienti. La malattia cronica e l’invalidità grave, particolarmente in età anziana, costituiscono un rischio non solo per se stessi, ma anche per le famiglie, dato che oggi si trovano nella situazione di vedere esaurite molte delle loro riserve personali e familiari prima di poter ricorrere all’assistenza pubblica.
Proprio per questi motivi abbiamo sempre sostenuto che non è giusto fare compartecipare i familiari alle spese.
Per i cittadini anziani e diversamente abili in condizioni di non autosufficienza deve essere prestata grande attenzione ai servizi socio-sanitari al fine di modificarli, rafforzarli, diversificarli e meglio integrarli senza creare sovrapposizioni o lasciare scoperture.
Purtroppo, anche la nuova RSA di Viale Boccaccio non è ancora stata una risposta adeguata alle esigenze degli utenti. E le vecchie Residenze Assistite sono per certi versi in stato di abbandono e ne sono testimoni familiari e degenti che lamentano il peggioramento delle condizioni di vita a Villa Serena e al Pascoli.
Aggiungiamo che la stessa creazione di residenze sanitarie assistenziali è per noi oggetto di riflessione, dato che rischia di creare dei ghetti.
Riteniamo, pertanto, che senza il rafforzamento e la riorganizzazione dell’assistenza domiciliare e l’integrazione tra istituzionalizzazione e territorio, a rimetterci siano ancora una volta i soggetti più deboli.
La nostra proposta è quella di creare una rete di servizi flessibile, basata sulla necessità di prevenire ogni forma di ricovero, privilegiando un’assistenza di tipo domiciliare e familiare: centri diurni, assistenza domiciliare, assegni di cura, gruppi appartamento.
Crediamo sia anche indispensabile aumentare, comunque, l’offerta residenziale per anziani non autosufficienti o disabili.
Occorre, allo stesso tempo, potenziare gli spazi per il tempo libero, fruizione, produzione e offerta culturale, e sostenere le attività e i servizi assistenziali messi in atto dalle organizzazioni degli stessi anziani.
Dovranno, quindi, essere incrementate strutture di degenza post-operatorie, distretti e centri socio-sanitari, assistenze domiciliari, formule residenziali assistite, diurne o temporanee, finalizzate a un programma di valorizzazione della persona (attività culturali, motorie, di socializzazione).
Una campagna di educazione nei confronti dei cosiddetti “normodotati” aiuterebbe, inoltre, a evitare di creare barriere architettoniche “di fatto” (per esempio segnaliamo i motorini e le biciclette spesso parcheggiati in modo inadeguato sui marciapiedi).
Occorre favorire l’integrazione a tutti i livelli (scolastico, culturale, sociale) e, in particolare per quanto riguarda le possibilità di continuazione degli studi dopo la scuola media, settore che necessita di una maggiore progettazione, di maggiori fondi e di maggiore impegno da parte degli Enti Locali e dell’Azienda USL.
È importante sostenere i programmi e le attività delle associazioni di settore; ampliare le iniziative a sostegno dell’adeguamento delle abitazioni e, attraverso la L. 68/99, l’effettivo inserimento lavorativo dei portatori di disabilità.
PREVENZIONE AMBIENTALE E SICUREZZA SUL LAVORO
È urgente avviare una politica di riduzione del rischio e di protezione civile incentrata sui poli Industriale – portuale, prendere sempre più consapevolezza delle malattie ambientali (malattie tumorali, allergiche, ecc.), programmare interventi preventivi e d’urgenza per far fronte all’alto e doloroso numero di infortuni sul lavoro, vera e propria piaga del nostro paese.
È necessario pertanto procedere a politiche integrate tra sanità e altri settori per intervenire sulle criticità ambientali del nostro territorio, evidenziate da un recente rapporto della Regione.
Ma ciò non deve comportare il ripiegamento su di sè della Asl. Inoltre, la sostanziale rinuncia da parte del Comune al ridisegno complessivo della tutela ambientale e della mobilità e al rilancio del trasporto pubblico non va in questa direzione.
TOSSICODIPENDENZE, ALCOLISMO E ALTRE DIPENDENZE
In questo settore, che richiama a responsabilità internazionali e a un giro di interessi diffuso, sono necessari interventi coordinati e integrati per sostenere le attività del Sert e sul territorio, le politiche di riduzione del danno e per il reinserimento al lavoro (problema impellente anche per i dimessi dal carcere).
Per far fronte ad una situazione in continua evoluzione e al fatto che negli ultimi anni sono aumentati il traffico e lo spaccio di coca e di eroina, così come ha avuto uno sviluppo la distribuzione delle droghe c. d. “di sintesi” (tipo ecstasy). Legati anche ad un grande aumento del consumo di alcool che rappresenta una miscela devastante ed è pure foriera di episodi di microcriminalità.
SALUTE MENTALE
Il servizio di salute mentale di Livorno ha sicuramente sia punti di forza che di debolezza e pertanto riteniamo opportuno sciogliere l’annoso nodo se aprire un terzo centro per la salute mentale oltre ai due già attivi sul territorio o se è meglio non sottrarre e utilizzare risorse sopravvenienti per risposte domiciliari e territoriali. Il nostro orientamento è quello di potenziare quello che già c’è e rendere sempre più umani ed efficienti allo stesso tempo i servizi territoriali.
I dati cittadini sulle depressioni dimostrano il nesso stretto tra disagio mentale, atomizzazione e individualismo, aggravati da politiche che puntano all’immagine (prestazioni sportive e spettacolari) più che alla sostanza.
Pertanto siamo contro a una risposta esclusivamente farmacologica e di istituzionalizzazione. Ciò abbandonerebbe i malati e le loro famiglie al loro destino, senza il rafforzamento del sostegno a queste ultime e la sperimentazione di nuove forme alternative al ricovero ospedaliero.
Inoltre deve essere confermata e valorizzata la “terapia esistenziale” con situazioni lavorative protette, come quella già sperimentata, ad esempio, nel laboratorio “Blu Cammello”.
L’SPDC (diagnosi e cura) sta vivendo una situazione ai limiti della sopportabilità. Sono state infatti segnalate: violazione o mancanza di misure di sicurezza, sovraffollamento della struttura dove vengono trattati malati psichiatrici provenienti da tutta la provincia insieme a tossicodipendenti, alcolisti e pazienti con “disturbi sociali”, sovraccarico di lavoro degli operatori. Si dovrà pertanto intervenire immediatamente per un raccordo con il territorio al fine di garantire la temporaneità del servizio e alternative al ricovero (day hospital invece di dirottare su Pisa con costi elevati, strutture protette, inserimenti mirati, ecc.), se non il superamento del servizio medesimo – che rischia di essere un residuo manicomiale – con una assistenza territoriale vera.
Necessaria anche una rivisitazione dei rapporti tra personale e famiglie degli ospiti nei Centri residenziali, della questione degli inserimenti lavorativi, ecc.
I SENZA FISSA DIMORA
L’attuale posizione dell’Amministrazione Comunale è di ritenere ogni intervento per i senza fissa dimora strettamente vincolato a un “patto” con i soggetti interessati: il Comune offre percorsi di “inclusione” (sostegni socio-abitativi, assistenza sanitaria, Sert, ecc.), a cui deve corrispondere un percorso di “reinserimento” (che comunque deve essere verificato).
Ma per coloro che non riescono a risolvere la propria situazione che fare? Noi riteniamo che sia giusto quanto sostenuto dal volontariato che cioè questo popolo di strada, dei cartoni, dei cani, delle bottiglie di vino o di birra, delle siringhe, delle scodelle, abbia diritto comunque a qualche aiuto, fermo restando la prevenzione sociale di tali situazioni.
Sarebbe auspicabile, inoltre, la costituzione di una mappa cittadina delle strutture di assistenza e se queste siano da considerarsi sufficienti rispetto all’emergenza cittadina.
GIOVANI E MINORI
La grande maggioranza dei nostri giovani non presentano problemi di disagio se non quelli che parzialmente vive anche il mondo degli adulti e in generale tutta la nostra società, orfana di modelli veramente significativi e bombardata da messaggi che guardano al consumismo e all’immagine più che al vero benessere e alla sostanza della vita. C’è anche da sottolineare che molti sono impegnati in azioni e attività socialmente utili.
In questo contesto i ragazzi (che sono fortemente esposti ad alcune delle dipendenze evidenziate per le categorie precedenti e per gli adulti) devono essere aiutati nei c.d. centri specializzati.
Così come va combattuto l’uso degli psicofarmaci prescritti in età precoci.
Sul nostro territorio occorre proseguire una politica tesa a:
● aumentare il numero di posti disponibili negli asilo nido per abbattere le attuali liste d’attesa;
● dotare di adeguate strutture scolastiche i nuovi quartieri;
● realizzare un progetto per capire come rendere la Città a misura di bambino;
● prevedere un aumento sull’intero territorio comunale dei servizi integrativi al nido;
● avviare il servizio di “educatore a domicilio”;
● potenziare le campagne di promozione all’affido;
È inoltre indispensabile rendere maggiormente efficaci i servizi di supporto al disagio, integrandoli tra loro e tra il loro insieme e il resto delle iniziative rivolte ai minori e alle loro famiglie:
● sostegno psico-sociale ed economico a famiglie in difficoltà;
● prevedere progetti di prevenzione della marginalizzazione degli adolescenti gay e lesbiche nella scuola;
● inserimento dei minori in strutture educative residenziali;
● inserimento dei minori in gruppi appartamento o gruppi famiglia;
● assistenza domiciliare a nuclei familiari a rischio di emarginazione;
● sostegno educativo a domicilio o in altro luogo protetto;
● inserimento scolastico per i minori disabili;
● formazione per i minori disabili.
4. Accorciare le filiere. Produzione locale
Filiera corta (mercati contadini e produzioni locali biologiche e di qualità).
Orti per tutti.
Sostegno al piccolo commercio tradizionale e all’artigianato (riqualificazione e rivitalizzazione del CENTRO). Un Piano per la riqualificazione del commercio “di vicinato” (in prossimità delle aree trasformate o in via di trasformazione) che integri l’offerta dei centri commerciali anche nella prospettiva di una riqualificazione progressiva del centro storico e dei quartieri periferici.
Blocco delle licenze agli ipermercati e/o ai supermercati con estensione superiore a 800 mq di superficie lorda di pavimento in ottemperanza alla corrispondente disciplina regolamentare di livello regionale.
Finanziamento agevolato (con garanzia pubblica) a favore di laboratori artigianali e attività informatiche che producano progetti di fattibilità occupazionale legati all’assunzione di neo diplomati provenienti dalle scuole tecniche cittadine.
Incentivazione delle esperienze di “filiera corta” strutturate per aree urbane.
L’attività agricola, alla base della sopravvivenza stessa degli individui, è stata a lungo e in modo cosciente subordinata al mercato internazionale, tanto che paesi fondamentalmente agricoli sono ormai incapaci di provvedere alla sussistenza della propria popolazione.
È indispensabile evitare la concorrenza tra la produzione alimentare e quella energetica, quest’ultima spesso ambientalmente e socialmente insostenibile, come dimostra sia l’enorme aumento del prezzo dei generi alimentari dei mesi scorsi, sia la progressiva riduzione della varietà delle colture anche nel nostro territorio.
Per questo ci siamo dichiarati contrari alla realizzazione di una centrale elettrica, una a olio di palma. L’agricoltura deve essere ricondotta al proprio ruolo di attività che produce cibo per la comunità.
A Livorno l’agricoltura è stata quasi cancellata. Crediamo che debba diventare un elemento dell’economia della città, attraverso:
• il sostegno della filiera corta (la vendita diretta da parte dei produttori produce per loro un maggiore reddito, per i consumatori – intesi come singoli, famiglie, mense scolastiche – un risparmio, per l’ambiente un vantaggio perchè la strada da percorrere tra i due soggetti è molto più corta);
• la difesa delle aree agricole e orticole esistenti e la promozione di nuove aree, incentivando il ricambio generazionale per avvicinare i giovani alla conduzione dei terreni e la creazione di nuova occupazione;
• incentivazione dell’agricoltura biologica e libera da Ogm per garantire piena sicurezza alimentare.
In relazione alla filiera corta e al biologico c’è il mercato del biologico.
I “Mercati Contadini” sono un’esperienza innovativa sulla quale siamo impegnati a garantire che il Comune metta a disposizione dei produttori e delle organizzazioni di settore, non in modo occasionale, spazi adeguati (piazze con giorni e orari stabili).
I G.A.S. (Gruppi d’Acquisto Solidali) sono una realtà ormai consolidata grazie anche alla attività di supporto e contatto svolta in questi anni dalle forzedi Livoro Libera (i Verdi,in particolare) con il mondo delle associazioni. Attualmente i Gas sono sei (GAS Livorno, GAS Eco-Mondo, GAS NewLife, GAS Comitato No Rigassificatore, GAS Quercianella, GAS Stadio), tutti costituiti da gruppi di cittadini. L’Alleanza si impegna perché nasca un GAS specifico per il personale del Comune. È un’esperienza, quella dei G.A.S. che siamo impegnati a diffondere anche in nuove realtà (scuole, Università, Associazioni sportive e culturali,circoscrizioni).
Le mense scolastiche sono un altro capitolo della filiera corta. Ci impegneremo affinché siano a km zero anche i capitolati di fornitura per la refezione scolastica, rispetto ai quali siamo riusciti in buona parte a ottenere l’utilizzo di prodotti biologici.
5. Riduzione della TIA
Rifiuti urbani zero con la raccolta porta a porta.
Riduzione della TIA a aziende e cittadini che riducono, riusano e differenziano i rifiuti.
La situazione di partenza, con la quale nel 1999 ci si è misurati per costruire una nuova e diversa politica dei rifiuti, era questa: raccolta differenziata al minimo, una discarica esaurita ma ancora attiva (con un impegno a chiuderla), un inceneritore con recupero energetico (solo elettricità, non produce calore per il teleriscaldamento), nessun impianto di compostaggio, nessuna area ecologica, un impianto per una selezione sommaria dei rifiuti indifferenziati (un impianto nato già vecchio e senza utilizzare moderne tecnologie per vagliare bene la frazione umida, distinguere la frazione metallica, come ferro, alluminio, ecc.).
Dell’inceneritore occorre ricordare che in realtà è fatto di due camini ed è autorizzato per 180 tonnellate/giorno. I due forni producono qualcosa come 30 tonnellate di ceneri altamente tossiche che devono essere trattate e smaltite in discariche autorizzate con costi molto alti.
Ogni ora escono dalle sue ciminiere 70.000 metri cubi di fumi a 120 gradi.
Sosteniamo dal 2004 un percorso finalizzato alla progressiva dismissione della vecchia impiantistica (discariche e inceneritori) non condividendo il Piano Provinciale Rifiuti in vigore che prevede il raddoppio dell’inceneritore di Livorno.
Per poter uscire dalla vecchia impiantistica è necessario:
● aumentare la raccolta differenziata;
● rendere operativo un impianto di compostaggio a Livorno;
● ridurre seriamente la produzione di rifiuti;
● aumentare il riutilizzo (mercati del baratto, del libero scambio, del riuso);
● aumentare la raccolta differenziata finalizzata al riciclo, oltre il limite minimo previsto dalla legge regionale;
● sviluppare un sistema integrato che garantisca il massimo del recupero delle risorse contenute nei rifiuti, innanzitutto come materia (a partire dal compostaggio) e quindi come energia (biogas, biomasse).
Grazie alle nostre continue sollecitazioni, al fine di innovare la gestione dei rifiuti a Livorno:
● è stata avviata la raccolta “porta a porta” al Picchianti e ne è stata programmata l’estensione al resto della città;
● sono state realizzate due aree ecologiche per la raccolta dei rifiuti differenziati di ogni tipo (una presso l’inceneritore del Picchianti e una presso l’ex-palazzetto dello sport);
● è stata avviata la raccolta differenziata all’interno degli uffici comunali (carta, plastica e cartucce stampanti).
Per eliminare inceneritori e discariche (senza avere i rifiuti per strada) occorre, anche con l’aiuto di nuove normative nazionali e regionali, ridurre drasticamente la produzione di rifiuti, rendere davvero conveniente il recupero e il riciclaggio e penalizzare lo smaltimento.
I principi ispiratori del Decreto Ronchi, emanato nel 1997 dall’allora Ministro verde all’Ambiente, sono ancora il principale riferimento in materia di gestione dei rifiuti. Sono però trascorsi 10 anni e ora occorre andare oltre.
Vanno elaborati i Piani d’ambito al fine di ridurre la produzione, aumentare il recupero di materia e rendere sempre più residuale lo smaltimento, anche con recupero energetico.
Per legge la tariffa viene determinata dall’Agenzia di Ambito che decide dopo un “confronto” con i gestori. Giungere a scelte uniformi su tutto il territorio provinciale è elemento essenziale per garantire equità. Ugualmente essenziale è capire perché, come stiamo denunciando da anni, la Tia pagata a AAMPS dai residenti nel Comune di Livorno sia molto elevata.
Il contratto di servizio, per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, e i riferimenti per determinare la stessa tariffa a carico dei cittadini vanno dunque assolutamente rivisti.
La Tia nel Comune di Livorno può e deve essere diminuita in modo drastico alle aziende e ai cittadini che fanno la raccolta differenziata.
Indispensabile anche prevedere una modifica, rispetto quanto in essere, nell’utilizzo dei coefficienti che determinano la tariffa. Oggi, infatti, è più elevato (e votammo contro questo provvedimento) il carico sulle utenze domestiche e minore per le utenze non domestiche: le famiglie dunque pagano di più e le attività economiche di meno, senza che sia mai stato prodotto uno studio che dimostrasse la correttezza di questa scelta.
Nel nuovo Regolamento sui Rifiuti occorre anche ottenere una norma per non far pagare due volte la Tia a chi ha figli che per studio risiedono in altra città per gran parte dell’anno e lì già pagano la Tia.
Impegni per la prossima legislatura:
● potenziare le azioni per la riduzione progressiva dei rifiuti prodotti;
● incremento della Raccolta Differenziata, per giungere al 65% e rendere inutile l’utilizzo dell’inceneritore;
● realizzare la bonifica della discariche;
● migliorare l’efficienza delle filiere del recupero per determinare, anche attraverso questa via, la minimizzazione delle attività di smaltimento;
● potenziare i progetti di “porta a porta” e le campagne di sensibilizzazione dei cittadini;
● avviare accordi con la grande distribuzione per ridurre gli imballaggi e la pubblicità cartacea;
● sostegno e potenziamento della distribuzione di prodotti tramite dispenser;
● istituzione, attraverso una ordinanza sindacale dell’obbligo del vuoto a rendere per la mescita di bevande e alcolici, come già avviene in paesi come la Germania, in particolare per ridurre l’enorme quantità di bicchieri di plastica usa e getta utilizzati durante le serate estive nel centro storico e sul lungomare della città;
● sostegno alle imprese che prevedono la riduzione dei rifiuti fin dai processi di produzione;
● potenziamento dei progetti di diffusione del compostore domestico, di condominio, di quartiere;
● incentivazione raccolta differenziata attraverso la distribuzione di box impilabili con accordi simili a quello per il compostore;
● realizzazione, nell’area della nuova area ecologica dell’ex-palazzetto dello sport, di un grande centro del recupero e del riuso, che rafforzi esperienze di scambio già avviate con successo come i vari mercatini della solidarietà.
6. Energie rinnovabili e risparmio energetico
Indipendenza nella produzione energetica: promozione del fotovoltaico e dell’eolico su residenze, aziende e uffici, a partire da quelli comunali.
Stop alle grandi infrastrutture pericolose per l’uomo e l’ambiente come il rigassificatore e l’inceneritore.
Incentivi alla bioedilizia.
LA FILIERA DELLE RINNOVABILI
La filiera legata alle fonti rinnovabili è una scelta strategica di avvio di una economia sostenibile nel territorio.
Un progetto da elaborare insieme a Enti Locali, Università, categorie economiche che, a partire dalle esperienze già avviate sul solare fotovoltaico a concentrazione, consenta di realizzare un insediamento produttivo di pannelli solari e fotovoltaici (verificando anche la possibilità di una riconversione delle realtà produttive oggi in crisi) e un Piano per dotare tutti gli edifici pubblici (a partire dal quelli dell’ospedale, degli uffici comunali, delle scuole, dell’interporto e del porto) di solare e fotovoltaico.
Occorre prevedere inoltre sgravi consistenti per i cittadini e le imprese che sceglieranno di utilizzare fonti energetiche rinnovabili.
Lo sviluppo di questa filiera è uno dei principali impegni per la prossima legislatura insieme a:
● istituire l’Ufficio Energia all’interno del Comune;
● elaborare il Piano Energetico Comunale;
● modificare il Regolamento Edilizio in modo da sbloccare la libera installazione di impianti eolici e fotovoltaici;
● determinare delle deleghe specifiche nella Giunta su questa materia;
● potenziare le campagne sul risparmio energetico;
● promozione dell’eolico in alta quota (Kitegen);
● concordare con gli ordini professionali e le associazioni di categorie percorsi di formazione e aggiornamento;
● collegare in modo organico il nuovo Regolamento Urbanistico, quello Edilizio, il Piano Energetico Comunale con il nuovo Piano Strutturalie;
● prevedere una procedura semplificata per l’installazione di pannelli solari (sia termici che fotovoltaici) all’interno del Regolamento Edilizio, facilitandone la collocazione anche nel centro storico (salvi i vincoli urbanistici, storici e architettonici) in particolare favorendo la conversione “solare” di vecchie tettoie (quelle ancora in pvc, in lamiera o addirittura in eternit) e consentendo di norma impianti solari completamente integrati sui tetti non visibili dalla strada;
● introdurre nell’illuminazione pubblica l’utilizzo della tecnologia a led, estremamente innovativa e garanzia di un forte risparmio energetico.
Sul progetto del rigassificatore offshore le forze che compongono l’Alleanza rimangono dell’idea che occorre rinunciarvi. Il progetto è inutile e pericoloso sia per l’ambiente che per la sicurezza dei cittadini. Non porta molti posti di lavoro ed è in contrasto con lo sviluppo turistico della costa e con i traffici portuali.
Inoltre il nostro paese non ha bisogno di tutto il gas che arriverebbe con il rigassificatore.
Ricordiamo alcuni dati essenziali: la potenza nominale degli impianti attualmente esistenti è maggiore del 50% rispetto alla richiesta di energia.
L’alternativa alle fonti petrolifere non sta nel metano, ma in un uso razionale dell’energia e nello sviluppo delle fonti rinnovabili: solare, eolico, biomasse a filiera corta, ecc.
Il progetto del rigassificatore offshore, fermo grazie al ricorso del Comitato, promosso anche dagli ambientalisti, è stato giustificato con l’aumento delle necessità di metano e con l’opportunità di diversificare le fonti di approvvigionamento.
In realtà la prossima costruzione del gasdotto GALSI dovrebbe garantire forniture più che adeguate.
Altra questione è quella relativa alla sicurezza. Ad oggi nulla si sa della Commissione internazionale che doveva studiare il progetto. Nulla si sa dei possibili effetti sulla popolazione di tre tipi di incidente: a) rottura di uno dei serbatoi con fuoriuscita di gas liquido, b) rottura durante il rifornimento dei tubi di travaso, c) collisione fra la nave-terminale e un’altra imbarcazione con conseguente rottura di uno o più dei serbatoi.
Occorre ricordare che i venti e il moto ondoso in quell’area di mare sono tali da non poter garantire un sufficiente numero di giorni/anno con condizioni sicure. Inoltre non sembra essere stato considerato che al largo delle coste livornesi esiste una faglia sismica nelle vicinanze della quale verrebbero posate le condutture sottomarine che trasporteranno a terra il gas dal rigassificatore.
Molti di coloro che fanno parte di questa Alleanza hanno chiesto insieme al Comitato un referendum cittadino nel 2003. Il referendum è stato negato nell’ottobre 2005 in base ad una modifica del regolamento comunale approvata in fretta e furia nell’aprile 2004 su proposta della ex-Giunta Lamberti.
NO NUKE
Il Governo Berlusconi ha tentato di cancellare o ridurre il sistema di sgravi fiscali (55%) per il risparmio energetico.
Ha chiesto e in parte ottenuto il ridimensionamento degli impegni di Kyoto per l’Italia e ha sottoscritto un accordo con la Francia per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione (quelle che nessuno costruisce più da anni).
Tutto questo non ha visto alcun pronunciamento del Parlamento italiano.
L’Italia ha già detto ‘No’ al nucleare con il Referendum del 1986.
La nostra opposizione al nucleare continua:
● perché è una tecnologia pericolosa (gli incidenti, dopo Chernobyl, non si sono arrestati),
● perché ancora non si sa come e dove smaltire le scorie radioattive,
● perché necessita di una quantità impressionante d’acqua,
● perché è costosissima e succhia risorse economiche che andrebbero invece destinate alle fonti energetiche rinnovabili.
L’Alleanza Civica per Marco Cannito propone nella prossima legislatura di dichiarare che il territorio di Livorno è indisponibile a ospitare centrali nucleari e di lavorare affinché anche altri Comuni facciano lo stesso.
La Centrale ENEL
Da anni, al fianco dei Comitati cittadini, sosteniamo che la centrale ENEL ha causato gravi danni alla salute dei cittadini e all’ambiente. Abbiamo apprezzato la proposta di ENEL di riconversione a turbogas, ma l’ENEL stessa ha cancellato il progetto. A questo punto non resta che chiuderla al più presto e riconvertire l’area alle energie rinnovabili.
AGROENERGIE
La possibilità di ottenere energia dalle produzioni agricole rientra nelle misure necessarie per rispettare l’Accordo di Kyoto. Tuttavia le agroenergie non sono tutte uguali e non sempre sono convenienti in termini energetici, sociali e ambientali. Possono infatti creare seri danni al Sud del mondo. Nel corso del 2008 la FAO ha denunciato un aumento di oltre cento milioni delle persone affette da grave carenza alimentare, dato che porta la cifra totale a sfiorare il miliardo, a causa anche della concorrenza che si è venuta a determinare tra produzioni energetiche e produzioni alimentari e dell’enorme aumento dei prezzi dei generi alimentari ad essa conseguente.
In Messico, ad esempio, il costo del cibo base della popolazione, le tortillas, è aumentato del 60% in brevissimo tempo grazie al fatto che gli USA acquistano e trasportano il mais messicano per produrre biocarburanti.
Da tempo respingiamo tutte le proposte di impianti per la produzione dienergia da biomasse di dimensioni consistenti e privi di un legame con l’agricoltura locale (filiera corta).
Solo piccolissimi impianti di microgenerazione sono in grado di offrire risposte concrete alla richiesta di energia e alla produzione agricola locale in un sistema di filiera corta chiusa, che preveda cioè la produzione agricola locale o, ancora meglio, l’utilizzo degli scarti delle produzioni agricole non utilizzati per arricchire il terreno di sostanza organica, il suo impiego per produrre energia in loco e l’uso della stessa sempre a livello locale.
Ma se gli impianti non sono piccolissimi (inferiori a 1 MW) ecco che la situazione cambia.
L’esperienza di alcune centrali a biomasse da 20 MW dimostrano che impianti di
questo tipo possono con grande facilità funzionare da inceneritori.
Sulla base di queste considerazioni ribadiamo la contrarietà alla centrale a olio di palma proposte nel corso dell’ultimo anno sul territorio provinciale.
Sostegno alla bioedilizia attraverso ecoincentivi (sotto forma di incentivo finanziario o di sgravio sugli oneri di urbanizzazione) e adozione di un Piano energetico Comunale che indirizzi e regolamenti le politiche di risparmio energetico e di sfruttamento dell’energia rinnovabile (sole, vento e geotermia) negli edifici pubblici e nei plessi scolastici.
Vincolare a tale scopo un ulteriore 20% degli utili distribuiti dalle aziende partecipate o, in mancanza, l’ulteriore 20% dei proventi del patrimonio immobiliare del Comune (affitti, alienazioni di beni non valorizzabili in alcun modo) e almeno il 50% del fondo annuale per le contravvenzioni al codice della strada.
7. Bilancio partecipato e Partecipazione – Decentramento istituzionale – Multiculturalità
Partiamo da 4 “capisaldi”:
• la città (e i suoi servizi, attività e spazi) come bene pubblico,
• necessità di una pianificazione partecipata,
• la sostenibilità è possibile,
• il futuro della città non lo devono decidere gli “attori” ma i cittadini.
La Partecipazione è tale se evoca nelle persone la sensazione di proprietà individuale e collettiva sui percorsi e sulle soluzioni ai propri bisogni, creando benessere, relazioni umane positive e “senso della partecipazione”. Nell’attuale contesto di “democrazia passiva” e di “delega” è necessario immaginare l’avvio di programmi partecipativi nuovi e reali all’interno di “QUARTIERI ANIMATI/ PARTECIPATI” (vedi apposita proposta). Questi si basano sulla costituzione di reti locali tra i cittadini, che si incontrano perchè condividono le stesse esigenze e/o per confrontarsi, relazionarsi, conoscersi, e assieme provano a risolvere i problemi comuni, si occupano degli spazi pubblici, della qualità del vivere e del convivere. Una pubblica amministrazione intelligente e “moderna” dovrebbe ravvisare in tali pratiche un suo proprio interesse a creare le condizioni favorevoli per il loro sviluppo, pensando alla partecipazione non più come esperienza contestuale ed episodica (o ancor peggio come operazione da “marketing politico”) ma come un processo progettuale in divenire e come rapporto diretto con la democrazia. Programmi improntati alla mediazione, alla autopromozione e alla partecipazione dei cittadini, alla educazione civica e territoriale.
Una buona politica richiede partecipazione attiva, coinvolgimento dei soggetti sociali: non si decide, e non si decide bene, – per quanto potere si possa avere – se non si sollecita il contributo di una cittadinanza attiva interessata a quella politica. Una vera e propria co-produzione dei beni e dei servizi oggetto di una politica, una gestione condivisa delle sue stesse fasi di attuazione.
Per questo serve innovazione, coraggio, fantasia. creatività e spazio per un intervento legislativo innovativo e coerente: occorre ripensare il ruolo e le forme della partecipazione e ricercare un punto di equilibrio nuovo fra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa, le forme attraverso cui i cittadini possono concorrere al governo locale della cosa pubblica: non solo essere informati e consultati, ma anche contribuire e decidere, con la loro esperienza, ad una migliore qualità delle decisioni collettive. Ecco quindi la costituzione di PERCORSI PARTECIPATIVI, ossia vincoli comuni e regole condivise per giungere alla costruzione di processi decisionali ricchi del sapere delle istituzioni e del sapere diffuso nella società.
La partecipazione è concepita come gestione ordinaria e continuativa di politiche integrate, non legata solo a specifici progetti di settore o a finanziamenti speciali a breve -medio termine.
Questi i principali obiettivi:
• crescita e diffusione di una cultura della partecipazione e delle forme di impegno civico, anche per il rafforzamento della coesione sociale;
• valorizzazione dei saperi diffusi nella società civile e promozione di diverse forme di auto-organizzazione e di autogestione di spazi e servizi;
• allargamento dei soggetti sociali coinvolti nei processi decisionali secondo il principio della massima inclusività;
• riconoscimento e diffusione dei diritti e delle diverse forme di cittadinanza attiva;
• promozione e diffusione del circolo virtuoso.
Da qui la creazione di un sistema di interconnessioni e di corpi “intermedi” fra i cittadini e le istituzioni di governo locale. Il fine deve essere quello di favorire e promuovere politiche partecipative attraverso una amministrazione che guardi alla partecipazione come CRITERIO cui conformare la propria attività. Ripartendo dall’innalzamento e dal rafforzamento delle forme e dei canali della partecipazione democratica quali dovrebbero essere le CIRCOSCRIZIONI.
Rivalutare e riattualizzare il DECENTRAMENTO.
“CIRCOSCRIZIONI”:Le 5 Circoscrizioni vanno mantenute con l’attuale dislocazione territoriale. Si rende comunque necessario un loro “potenziamento” per riqualificarne la funzione amministrativa e migliorarne la capacità di coinvolgimento sociale nei processi decisionali delegati. Il loro ruolo, se modificato e rinnovato, è indispensabile quale luogo aperto e promozionale della vita democratica, oltreché essere di costante stimolo alla riqualificazione urbana e sociale dei quartieri collegati. Il mantenimento dei presidi circoscrizionali impone anche una più complessiva razionalizzazione delle spese amministrative di funzionamento e con esse una revisione delle deleghe attribuite. In questo quadro e in sintonia con quanto evidenziato alla voce “riduzione costi della politica”, deve essere previsto un congruo abbattimento degli emolumenti del Presidente della Circoscrizione, la cui funzione deve essere ricondotta a quella di rappresentante fiduciario di una Assemblea di emanazione popolare e non assumere, viceversa, le caratteristiche di un alto funzionariato comunale retribuito.
PROPOSTE DI REVISIONE DEI REGOLAMENTI STATUTARI
SUL DECENTRAMENTO:
Modifica dello Statuto Comunale e revisione del Regolamento del Decentramento. Attribuzione di competenze di spesa e operative alle circoscrizioni territoriali per la valorizzazione di tavoli di consultazione (FORUM TEMATICI) permanente con i comitati di zona, i residenti organizzati o singoli cittadini su alcune azioni amministrative significative (gestione del verde attrezzato, logistica di quartiere, fabbisogno di aree di sosta, manutenzione urbana, viabilità, mobilità, gestione di servizi sociali). Prevedere inoltre, secondo il principio del “criterio della partecipazione”, l’attribuzione di fondi e incentivi in misura proporzionale e congrua alle singole circoscrizioni in base agli effettivi percorsi partecipativi (e decisionali) condivisi e realizzati. Introduzione di esperienze di BILANCIO PARTECIPATO nelle sessioni preventive di bilancio annuale e rispetto alle politiche di investimento sulle opere pubbliche i cui impegni di spesa si distribuiscono su più esercizi. Introduzione di ESPERIENZE DI BILANCIO PARTECIPATO intese come sessioni pubbliche attraverso le quali selezionare le modalità di realizzazione, gestione e organizzazione di spazi, beni e servizi pubblici che insistono nell’area territoriale del quartiere e della circoscrizione.
SUGLI ISTITUTI DI PARTECIPAZIONE
Revisione in senso espansivo dei criteri di ammissibilità del referendum consultivo e di indirizzo rispetto a questioni rilevanti per lo sviluppo territoriale. Prevedere al riguardo un significativo abbattimento del numero di firme necessarie (dalle attuali 4500 a 2500) affinchè i cittadini possano chiedere l’ammissibilità di un referendum consultivo. Introduzione del referendum abrogativo relativo a deliberazione comunale con un numero minimale di 4000 firme. Istituzione di un organismo terzo deputato alla valutazione del giudizio di ammissibilità dei quesiti referendari.
LA MULTICULTURALITÀ
La riqualificazione urbana e sociale dei quartieri, l miglioramento complessivo dei rapporti di vicinato, ella prossimità e delle relazioni umane porta con sé la necessità di incrementare la qualità degli scambi e delle relazioni con i cittadini residenti (comunitari ed extracomunitari) provenienti da altri Paesi. Il progressivo decremento demografico della popolazione locale e la contrazione dell’offerta di manodopera per attività e lavori fondamentali dimostrano la necessità di una concreta integrazione che parta anche dal riconoscimento di una soggettività politica e di un serio intervento istituzionale. In questa ottica si assume la logica di “interazione” come criterio conduttore di convivenza civile. Occorre in particolare prevedere, in linea con la scelta fondamentale di razionalizzazione dei costi pubblici e la contestuale revisione dei regolamenti istituzionali:
a) Un Osservatorio permanente sull’immigrazione che integri le competenze della Consulta degli Immigrati e ampli le opportunità di partecipazione e di rappresentanza istituzionale ben oltre i tradizionali inquadramenti associativi prepolitici e sociali.
b) La presenza di un “consigliere aggiunto” indicato dalle Comunità Straniere nelle Assemblee Comunali e Circoscrizionali con diritto di voto e benefici di legge al pari degli altri consiglieri.
c) La presenza di uno o più rappresentanti della Consulta degli Immigrati con diritto di voto alle sedute delle Commissioni Consiliari Circoscrizionali.
d) Una delega ad hoc, da accorpare alle funzioni di uno specifico Assessorato alle politiche dell’Accoglienza/ospitalità e ai Rapporti con i Migranti.
e) L’avviamento di un percorso istituzionale partecipato che conduca al riconoscimento di un diritto di elettorato attivo e passivo a favore di tutti gli stranieri in possesso di regolare residenza in un Comune della Provincia di Livorno o, alternativamente, della Carta di soggiorno o del permesso di soggiorno da almeno 5 anni.
f) Uno spazio “autorizzato” per i venditori ambulanti “stranieri”, come esiste già in altri centri italiani, istituito per evitare conflitti “posizionali” tra venditori ambulanti e commercianti livornesi.
Promuovere e organizzare luoghi – laboratorio dove costruire percorsi partecipati per la promozione e la diffusione della MULTICULTURALITÀ anche attraverso l’attivazione di attività socio-culturali dove valorizzare le differenze, gli usi, i costumi e le tradizioni proprie (anche in questo caso attraverso forme di bilancio partecipato “inclusivo” e integrato per la gestione di luoghi e di aree pubbliche).
8. Frenare il caos del traffico, muovere le persone
Realizzazione di tanti posti-parcheggio tutto intorno al centro storico.
Realizzazione delle PISTE CICLABILI e della METROPOLITANA DI SUPERFICIE.
Promozione dei MEZZI PUBBLICI (aumento delle frequenze, riduzione delle tariffe e introduzione di giornate gratuite).
Mobilità sostenibile: biciclette pubbliche, autobus e metropolitana, ferrovie
Nel corso della legislatura, nonostante le promesse del sindaco Cosimi (“lo farò nei primi sei mesi del mandato”), non è stato approvato il nuovo Piano Urbano della Mobilità (PUM), né è stato realizzato quanto previsto nel programma della Giunta Cosimi (linee veloci e protette del trasporto pubblico), né sono stati realizzati i parcheggi di cui il centro storico ha tanto bisogno.
Non sono stati neanche recuperati i 60 miliardi della metropolitana di superficie persi dall’ex sindaco Lamberti.
Unica nota di un certo rilievo è stata la sottoscrizione dell’accordo regionale che va dal 2007 al 2010 e ha come finalità la riduzione degli elementi inquinanti dell’aria, dovuti ai vari tipi di emissione fino a un 20%.
In funzione di ciò la Regione Toscana ha finanziato con contributi (ecoincentivi) l’acquisto di mezzi alternativi e modifica di quelli esistenti nell’alimentazione del motore:
● biciclette elettriche con pedalata asservita,
● motorini elettrici,
● alimentazione bifuel,
● modifica del motore per alimentazione alternativa (gpl o metano).
È invece mancata completamente la realizzazione delle piste ciclabili. Ad oggi il sindaco Cosimi afferma di avere realizzato 5 chilometri di piste, tra cui la pista ciclabile di viale della Libertà e quella del lungomare (baracchina Bianca -Tre Ponti). La realtà è sotto gli occhi di tutti: nessuna di queste piste è stata realizzata.
Sarebbe stato doveroso avere realizzato il piano del traffico e gli itinerari ciclabili previsti, e partire da qui per avviare un progetto delle “Biciclette pubbliche”, avviare la realizzazione di nuovi parcheggi, iniziare la sperimentazione della chiusura dell’asse via Grande – via de Lardarel, aprendo il parcheggio di scambio dietro il Cisternone.
Tutto questo non è stato fatto e Livorno versa in condizioni peggiori di 5 anni fa. Il traffico è aumentato, gli ingorghi anche, il trasporto pubblico è rimasto sostanzialmente invariato.
La mobilità urbana
Nelle città non ha ancora assunto il rilievo che dovrebbe avere nel dibattito politico nazionale e fatica a imporsi a livello locale. Ne è riprova la cronica assenza di risorse pubbliche destinate a questo impegnativo tema.
Il Libro Verde pubblicato della Comunità Europea “Verso una nuova cultura della mobilità urbana” spiega che l’aumento esponenziale del traffico nelle città ha effetti dirompenti sulla vivibilità degli ambienti urbani sia in termini di tempo e di inquinamento ambientale (il traffico urbano rappresenta il 40% nelle emissioni di CO2).
Nella nostra città i fenomeni si vanno accentuando sebbene una percentuale degli spostamenti avvenga sulle due ruote.
Da un lato la vita del centro storico di Livorno e dall’altro il traffico urbano monopolizzato in grande misura dall’uso dell’auto privata, in misura ben superiore alle medie, rappresentano il terreno su cui si giocherà la sfida culturale e politica dei prossimi anni.
Sarebbe auspicabile che, per la sua influenza sulla qualità della vita e per le sue dimensioni di fenomeno economico/ecologico di larga scala si potesse individuare nelle politiche nazionali qualche indicazione, ma non è così, al contrario a fronte della crisi economica incombente si trasferiscono nuovamente risorse all’industria dell’auto e non si promuovono politiche a favore del trasporto urbano.
Gli obiettivi per noi sono:
● rinnovamento e sviluppo del trasporto pubblico e collettivo;
● promozione della mobilità lenta e delle alternative all’uso dell’auto privata;
● governo degli accessi al centro e strumenti dissuasivi;
● nuove forme di logistica urbana;
● applicazione dei sistemi tecnologici di informazione sulla mobilità;
● coordinamento e pianificazione degli interventi;
● disponibilità e coerenza nei finanziamenti.
Problemi da risolvere
● Le difficoltà per chi deve accedere ai servizi e per chi abita e frequenta il centro di Livorno, in modo particolare i soggetti più deboli come i bambini, gli anziani, chi ha difficoltà motorie;
● il pericolo e i rischi per chi si sposta a piedi o in bicicletta sia in centro ma che in periferia;
● l’impossibilità per il trasporto pubblico di fornire un servizio regolare, affidabile e diffuso;
● garantire la dotazione minima di parcheggio dovuta ai residenti in mancanza di spazi prossimi alle abitazioni;
● l’inquinamento ambientale sia atmosferico che acustico;
● la perdita di identità dei luoghi e dei monumenti della città storica, ma anche dei quartieri residenziali siano essi antichi o recenti.
Cause dei problemi
È principalmente il ricorso ingiustificato all’auto privata per qualsiasi necessità di spostamento, l’uso improprio degli scooter, la disaffezione di spostarsi a piedi o con i mezzi pubblici. Questi fenomeni hanno avuto come conseguenza l’aumento progressivo del traffico e dell’indisciplina (soprattutto eccessi di velocità e invasione degli spazi pedonali dei veicoli in sosta).
Rimedi
Per la prossima legislatura l’impegno dell’Alleanza è realizzare il Piano urbano della
Mobilità, a partire dagli interventi apparentemente più piccoli, ma essenziali per migliorare la qualità della vita di tutti:
● un nuovo modo di vivere la città: che il centro storico torni ad essere il cuore commerciale, direzionale, residenziale, portuale e turistico, ove la qualità e la bellezza dell’ambiente si accompagnino con il piacere di passeggiare, di incontrarsi e di viverci;
● apertura parcheggio dietro al Cisternone, realizzazione nuovi parcheggi di interscambio ai bordi del centro (sicuramente lato mare e lato Cisternone) e completamento del sistema attuale di parcheggi a pagamento posti a perimetro del centro cittadino e prossimi ai Borghi Ottocenteschi;
● un Piano della Mobilità (revisione del piano del traffico) che sappia disegnare una fase di transizione per una Livorno dove il pentagono del Buontalenti venga chiuso al traffico automobilistico, e l’Area Vasta sia collegata da una metropolitana di superficie;
● ampliamento della Zona a Traffico Limitato (Z.T.L.) al quartiere della “Venezia” ed estensione della Zona a Sosta Controllata (Z.S.C.) fino ai perimetri dei parcheggi di interscambio;
● rilancio delle pedonalizzazioni e istituzione di nuove aree verdi, con investimenti su arredo urbano e incentivi alle attività che insistono nella area per l’occupazione del suolo pubblico;
● prevedere per la razionalizzazione del controllo delle aree regolamentate l’installazione di varchi a controllo video automatizzato agli ingressi della Z.T.L. e nuova normativa e tipologia dei contrassegni che disincentivi la moltiplicazione delle auto dei residenti, oltre all’uso degli Ausiliari del traffico;
● realizzazione delle corsie preferenziali per gli autobus e delle linee veloci, in particolare proteggere con una corsia preferenziale i percorsi principali del mezzo di trasporto pubblico sull’itinerario in entrata alla città;
● rafforzamento dei percorsi principali di accesso per gli autobus al centro e delle linee circolari;
● potenziamento del servizio a chiamata per la massima copertura del territorio;
● valorizzazione delle linee di minibus elettrici a supporto della pedonalità;
● realizzazione della metropolitana di superficie in collegamento con la ferrovia;
● messa in sicurezza dei passaggi pedonali e di quelli ciclabili;
● completamento delle piste ciclabili interrotte (via de Lardarel, viale I. Nievo, viale Alfieri, Porta a terra, via Roma, lungomare);
● istituire l’Ufficio della bicicletta;
● sperimentazione dei 30 km orari in zone adiacenti a scuole e parchi;
● aumentare le facilitazioni e gli abbonamenti gratuiti ai mezzi di trasporto pubblico per i cittadini in difficoltà economica;
● promuovere attività volte all’incremento della mobilità dolce, come i percorsi casa scuola sicuri;
● realizzare un Piano della Sosta allegato al Piano della Mobilità;
● istituire un Ufficio Parcheggi, che realizzi l’attuazione del Piano della Sosta e nello stesso tempo favorisca l’accesso in centro alle strutture (scuole, asili, ospedale);
● avviare un Piano Parcheggi Biciclette cittadino, arricchendo la città di nuovi posti per posteggiare le biciclette liberando i marciapiede per i pedoni.
Le azioni prioritarie sul trasporto pubblico per migliorare l’offerta e le prestazioni dei mezzi pubblici:
● migliorare la frequenza dei passaggi;
● migliorare l’accessibilità alle fermate e creare parcheggi d’interscambio tra le auto e i mezzi collettivi nei punti di accesso della città;
● estendere i percorsi privilegiati e protetti sugli itinerari principali;
● valorizzare i vantaggi con tariffe agevolate e promozionali;
● installare sistemi informatici di gestione con sistemi semaforici che assegnino priorità alla circolazione dei mezzi pubblici e collettivi.
Nella relazione del piano sulla ristrutturazione della rete del mezzo pubblico, approvato dal Consiglio Comunale, si dichiarava: “le linee della nuova rete si svolgono in massima parte su direttrici principali, senza addentrarsi nell’abitato con giri tortuosi, ed attraverso il centro urbano utilizzando i nuovi percorsi riservati e le corsie preferenziali che, efficacemente protette consentono non solo di abbreviare il tempo di permanenza del viaggiatore in autobus ma anche di regolarizzare l’intervallo di transito degli autobus dalle fermate, come non può succedere in sede di traffico promiscuo, sempre soggetto a rallentamenti”.
Le altre azioni prioritarie:
● la realizzazione delle rete ciclabile, con un sistema radiale di collegamento dalle zone periferiche alle centrali;
● istituzione di mobility-manager per gli enti locali, car-sharing, car-pooling, noleggio biciclette;
Un ulteriore elemento su cui impegnare il lavoro dei prossimi anni riguarda la “cultura della mobilità urbana”; ogni iniziativa che viene intrapresa può sembrare estemporanea e inefficace se non viene inquadrata in un piano di cui siano chiari i termini e i tempi, facendo perno sulla maturazione della coscienza dei cittadini verso una mobilità sostenibile.
Questo vorrà dire modificare le pratiche e i comportamenti che, sommati, producono quei fenomeni di degrado, di congestione e inquinamento che ognuno denuncia ma fa dipendere da scelte di altri.
Lo scarso senso civico tende a giustificare quella sorta di “prevaricazione” sui soggetti deboli della mobilità, con comportamenti pericolosi e con la oggettiva occupazione di spazi pubblici che potrebbero avere altre vocazioni.
Occorre certamente puntare a far salire il “livello comune di riprovazione” sociale verso questi comportamenti e queste modalità del muoversi ma anche verso quelle opere sbagliate e diseducative che condizionano pesantemente l’uso delle risorse.
La mobilità lenta
È una percentuale di tutto rispetto degli spostamenti e rappresenta una reale alternativa. Lo spazio di crescita di questa modalità è assai ampio. Tuttavia nelle politiche della mobilità non c’è un altrettanto ampio investimento. Non si tratta solo di incrementare i chilometri di piste ciclabili o di estendere le ZTL, si tratta di comprendere lo squilibrio che esiste tra chi si muove con poche tutele e chi si muove con auto o moto spesso senza il rispetto delle normali regole civiche.
Sotto questo aspetto vanno quindi promosse politiche che direttamente incidano sui comportamenti degli automobilisti aumentando i controlli e le sanzioni (autovelox fissi a
Quercianella, sulla vecchia Aurelia a Antignano e Ardenza, sul viale Italia) e utilizzando strumenti di mitigazione della velocità.
L’organizzazione degli spazi urbani e le norme urbanistiche e edilizie devono prevedere espressi vincoli nelle nuove urbanizzazioni sia in termini di standard che di servizi richiesti.
LE PEDONALIZZAZIONI
Le sedicenti aree pedonali livornesi sono uno spot negativo, non solo per le pedonalizzazioni ma per l’intero sistema della mobilità: così come sono difficilmente difendibili.
La “pseudo” chiusura di Piazza Cavour, ad esempio, a distanza di oltre 20 anni, continua a presentare marciapiedi e strisce pedonali, segnali che fanno pensare a scelta vissuta come transitoria e difatti viene continuamente attraversata in realtà, ormai da anni, a qualsiasi ora del giorno, da ogni tipo di veicolo.
Un’area pedonale non è o meglio non dovrebbe essere soltanto una strada, una piazza chiusa.
Un’area pedonale è la restituzione al ruolo originario, quello di essere fatta per le persone (specialmente i centri storici) e non per le auto, motocicli e ciclomotori.
È necessaria una fase due.
Il rilancio di piazza Cavour dovrebbe partire dall’ampliamento delle aree a verde e arricchendo l’area di arredo urbano: giochi d’acqua, rastrelliere per biciclette, panchine.
Nelle aree pedonali devono trovare spazio quelle statue che fanno parte del patrimonio cittadino e giacciono da tempo nei magazzini comunali (come quelle che dovevano arredare via della Madonna).
Le aree pedonali sono ottime per ospitare mostre permanenti di arte moderna e non, valorizzando gli artisti livornesi.
I commercianti livornesi, che spesso sono i maggiori oppositori di questa scelta di civiltà, non sono lontani dal cambiare idea.
Nelle aree pedonali potrebbe essere incentivata l’occupazione di suolo pubblico, immaginandone la gratuità per un numero congruo di anni, fatte salve le attività (bar, ristoranti e non solo) che dovrebbero dotarsi di strutture compatibili con il contesto.
Eventuali proroghe a questo periodo di gratuità potrebbero essere concesse a quegli operatori
che decidono di:
● dotare l’area di ulteriori arredi urbani atti a migliorare l’area;
● impegnarsi in eventi di tipo culturale (presentazione di libri, musica dal vivo en plen air o spettacoli di artisti di strada).
9. Revisione partecipata del piano regolatore
Regolamento edilizio semplificato e aggiornato per facilitare le piccole modifiche e sbarrare la strada alle speculazioni edilizie.
Moratoria edilizia.
Piano di riqualificazione delle aree a orto.
Nuovo piano urbanistico che integri:
a) Le disposizioni del nuovo regolamento edilizio – suscettibile di modificazioni per la parte relativa alla incentivazione dell’energia eolica e alla superficie minima delle unità abitative con esclusione di annessi e pertinenze.
b) Razionalizzi le edificazioni nei comparti urbanizzati e a rischio idrogeologico;
che abolisca la procedura di scomputo degli oneri di urbanizzazione, prevedendone la riscossione garantita;
che sciolga la riserva sulla utilizzazione dei 650.000/1.000.000 mq di aree pubbliche scaturite dalla contrattazione delle aree di trasformazione per servizi nel periodo 1999/2009;
che rimoduli queste ultime anche attraverso una ricognizione preventiva della effettiva capacità edificatoria (slp) prodotta dalle varianti sopravvenute al regolamento urbanistico del 1999;
che subordini la nuova zonizzazione (non oltre la Variante, intesa come linea di salvaguardia ambientale) e la relativa allocazione di funzioni (si vedano il caso stadio) a una preliminare inchiesta sulla residua disponibilità di aree pubbliche e di aree industriali dismesse (o in via di dismissione) già gravate da vincolo produttivo e sottoposte agli oneri delle bonifiche ambientali (SIN);
che garantisca le urbanizzazioni dei comparti interessati da interventi di trasformazione urbana (Porta a mare, Salviano 2, Porta a Terra) anche attraverso una revisione delle convenzioni tra la parte pubblica e il soggetto privato attuatore;
che integri il piano della mobilità con particolare riferimento alle linee di scorrimento del trasporto pubblico;
che vincoli il rilascio delle concessioni edilizie, comunque in linea con la disciplina regionale, alla ricostruzione di edifici civili e/o al cambio di destinazione d’uso di aree industriali dismesse (immobili, edifici, aree) anche in assenza di opere, nei casi individuati dalla disciplina della distribuzione e localizzazione di funzioni fino alla demolizione di edifici non preordinata alla ricostruzione o alla nuova edificazione.
Patrimonio, territorio e gestione urbana
Gestione virtuosa del patrimonio immobiliare.
1) Politiche di valorizzazione immobiliare attraverso un Piano per la Riqualificazione del patrimonio pubblico che contempli opportunità di autorecupero e una anagrafe sistematica del patrimonio abitativo (Comunale e Ater).
2) Dismissione patrimonio immobiliare disponibile (Piano di dismissioni comunali) ove si renda necessario per le incompatibilità di bilancio e l’impossibilità di valorizzazione.
3) Acquisizione, anche attraverso Casalp, di patrimonio immobiliare censito sul mercato immobiliare e non altrimenti utilizzato e valorizzato (Screening della Città Costruita).
Destinazione dei fondi recuperati per
1) Finanziare piani di recupero dei quartieri e dei comparti territoriali colpiti da degrado (centro storico in primo luogo) non altrimenti garantiti dal finanziamento istituzionale e privato; promuovere, d’intesa con gli Enti competenti, una unità permanente di coordinamento per la valorizzazione economica del cosiddetto “SISTEMA DELLE FORTEZZE” (potenziale polo espositivo collocato in prossimità del water front portuale) delle cosiddette “VIE D’ACQUA” (attualmente in condizioni di degrado fisico, sociale e ambientale). I canali, una volta bonificati e messi in sicurezza, assumerebbero la dimensione di una vera e propria “piazza d’acqua” e potrebbero costituire un “sistema di trasporto alternativo” in grado di collegare la Fortezza Vecchia ai Fossi Reali, il quartiere di San Marco alla Fortezza Nuova, fino a penetrare nella Vecchia Venezia. In questo quadro prevedere interventi (già inseriti nella previsione del Piano per le Opere Pubbliche 2009/2011 e dunque da monitorare) a favore della riqualificazione della Dogana d’Acqua e del Forte San Pietro. Intervenire con urgenza per la bonifica e la riqualificazione urbana del Parco ex Pirelli attuando la sua destinazione a parcheggio. Definire con urgenza il contenzioso relativo al parcheggio del Cisternone (ubicato in Via del Corona). Interventi di cura e valorizzazione della Torre del Marzocco (prospettandone un collegamento con il sistema delle Fortezze).
2) Prevedere interventi di compensazione per finanziare il recupero delle aree interessate da processi di delocalizzazione (vedi caso Piazza XX Settembre).
3) Intervenire sul fabbisogno emergente delle aree di sosta, dei punti luce e delle manutenzioni stradali (che costituiscono Azioni Amministrative Significative) attraverso relazioni partecipate con i Consigli di Quartiere.;
4) Differenziare il service della grande manutenzione (da appaltare con gara europea) dalla piccola manutenzione (da regolare con un albo delle ditte concorrenti).
5) Vincolare la dismissione del patrimonio demaniale (tipo caserme) alla realizzazione di edilizia sociale con criteri sostenibili.
6) Prevedere indennizzi e sgravi fiscali per le categorie (commerciali, artigianali ecc.) che subiscono economicamente la permanenza annosa dei cantieri nelle aree interessate dalle trasformazioni.
7) Monitoraggio sociale dei programmi di riqualificazione urbana dei quartieri Nord (Contratti di quartiere).
10. Quartieri animati, sicuri e partecipati a misura d’uomo e di donna
Ripartire dalla riqualificazione di strade e piazze per favorire le relazioni umane e le occasioni di conoscenza e di scambio; la miglior sicurezza si ottiene quando il territorio è presidiato da tanta gente che si muove e che si incontra. L’esercito non serve.
Fare delle piazze e dei parchi luoghi piacevoli e sicuri di incontro e di aggregazione per promuovere la massima socializzazione, anche con e per i migranti.
Migliorare e proteggere il verde pubblico così come il decoro e l’arredo urbano dei quartieri.
Creare spazi aperti e laboratori per la creatività, l’educazione civica e l’integrazione sociale.
Rendere disponibili connessione gratuita a internet e postazioni pubbliche per il telelavoro.
Affermare la competenza dei residenti e il loro diritto a esser consultati a fronte dei progetti di cambiamento.
Realizzare piani partecipati di recupero delle aree degradate o delocalizzate.
I QUARTIERI PARTECIPATI E ANIMATI
RIQUALIFICAZIONE degli spazi pubblici, di vita e di relazione, per favorire una nuova dimensione del vicinato, della prossimità. Ripartire dalle strade, dalle piazze, dai parchi, dai quartieri: renderli più a dimensione “umana”. Luoghi di incontro, confronto, aggregazione, socializzazione. Dare anima e vita ai luoghi pubblici anche attraverso attività e servizi di animazione, intrattenimento, feste e iniziative ludiche (anche forme di autogestione e/o convenzioni con cooperative e privati).
Promuovere e incentivare l’uso della fascia serale per rendere “dinamici” i quartieri (soprattutto il centro) anche nelle ore notturne.
Rendere i quartieri teatri aperti e dinamici, luoghi di mediazione e controllo sociale. Favorire le relazioni sociali, migliorando i rapporti umani, lo scambio (anche con i migranti e le loro culture e tradizioni).
Mappatura di ogni quartiere e individuazione di spazi e luoghi da rivitalizzare o riqualificare, sulla base delle esigenze e dinamiche di quel determinato territorio. Attribuire la gestione a determinati soggetti “volontari” o in grado di concedere tempo in cambio di bonus fiscali, agevolazioni, piccoli compensi (banche del tempo per pensionati, minorenni, studenti, disoccupati, part time, categorie svantaggiate).
Sostegno al piccolo commercio tradizionale e all’artigianato (riqualificazione e rivitalizzazione del CENTRO), all’interno di un Piano per la riqualificazione del commercio “di vicinato” (anche in prossimità delle aree trasformate o in via di trasformazione) che integri l’offerta dei centri commerciali anche nella prospettiva di una riqualificazione progressiva del centro storico e dei quartieri periferici.
Rendere disponibili connessione gratuita a internet e postazioni pubbliche per il telelavoro.
Secondo i criteri indicati nel capitolo dedicato alla partecipazione e al decentramento occorre favorire e promuovere programmi partecipativi nuovi e reali all’interno di “QUARTIERI ANIMATI/ PARTECIPATI”. Questi si basano sulla costituzione di reti locali tra i cittadini, che si incontrano perchè condividono le stesse esigenze e/o per confrontarsi, relazionarsi, conoscersi, e assieme provano a risolvere i problemi comuni, si occupano degli spazi pubblici, della qualità del vivere e del convivere. Una pubblica amministrazione intelligente e “moderna” dovrebbe ravvisare in tali pratiche un suo proprio interesse a creare le condizioni favorevoli per il loro sviluppo, pensando alla partecipazione non più come esperienza contestuale ed episodica (o ancor peggio come operazione da “marketing politico”) ma come un processo progettuale in divenire e come rapporto diretto con la democrazia. Programmi improntati alla mediazione, alla autopromozione e alla partecipazione dei cittadini, alla educazione civica e territoriale.
QUARTIERI:Il “quartiere” è, in questa prospettiva, non solo un’entità suburbana, ma un luogo avanzato di sperimentazione sociale per favorire una nuova dimensione del vicinato, della prossimità e delle relazioni umane in generale. In questo quadro le “nuove deleghe” alle circoscrizioni devono poter sostenere, nei limiti della compatibilità delle risorse assegnate, un monitoraggio sociale permanente dello stato conservativo dei quartieri per favorire:
a) la riqualificazione di beni e/o spazi pubblici già esistenti o ricavati da operazioni di trasformazione anche attraverso l’affidamento in gestione a cooperative o privati in regime di convenzione o il riconoscimento dell’autogestione a favore di soggetti volontari qualificati con l’onere di sostenere le spese di mantenimento delle strutture.
b) la collaborazione volontaria di singoli o gruppi nella cura e nella manutenzione ordinaria di spazi ed edifici pubblici (asili, scuole), o nello svolgimento di attività socialmente utili dietro riconoscimento di sconti tariffari, bonus fiscali (ove ne ricorrano le condizioni), sconti sulle rette scolastiche, abbonamenti agevolati ai mezzi di trasporto pubblico, disponibilità gratuita di sedi pubbliche per l’attività associativa ordinaria.
c) il reinserimento sociale, per quanto provvisorio, delle categorie espulse dal mercato del lavoro o con difficoltà di inserimento nei cicli di produzione (inoccupati, disoccupati di lungo periodo, cassintegrati a zero ore) prevedendo crediti di lavoro o prestazioni socialmente utili da liquidare con compensi forfettari. Prevedere, a questo riguardo, un costante rapporto informativo fra gli organismi circoscrizionali, le agenzie pubbliche del collocamento, gli enti di previdenza competenti.
Attuazione di nuove politiche di decentramento e rinnovamento della circoscrizione come strumento di ridefinizione di unità minime territoriali che possano essere punto di riferimento per l’espressione dei bisogni dei cittadini. Attivazione di presidi locali permanenti (es. laboratori territoriali, agenzie di sviluppo locale – sostenibile, osservatori, urban center …) come strumento di accesso facilitato alla conoscenza dei progetti di trasformazione, produzione di progettualità sociale e luogo di monitoraggio diretto da parte dei cittadini degli impegni assunti dai politici eletti. Costituzione di una rete di supporto alle attività di partecipazione diffusa sul territorio: centri civici/circoscrizioni, biblioteche, centri di studio, centri di formazione permanente, luoghi di socializzazione/aggregazione.
Attivazione e costituzione di BILANCI PARTECIPATIVI a cominciare dalle circoscrizioni.
Bilanci partecipativi intesi come:
• meccanismi/processi grazie ai quali la popolazione stabilisce o contribuisce a stabilire come e a chi/cosa assegnare tutte o una parte delle risorse pubbliche;
• meccanismi/processi attraverso i quali promuovere e favorire forme di realizzazione, gestione e organizzazione di spazi e servizi (esempi luoghi da riqualificare).
MASSIMA INCLUSIVITÀ: nel senso di andare oltre il carattere anagrafico della residenza, ma che guardi alla presenza fisica in un territorio per studio, lavoro o altro e che possa anche prescindere dall’età prevista dalla legge civile per esercitare diritti e interessi (quindi anche minorenni e per taluni percorsi partecipativi pure i bambini). Inclusività che sia in grado di guardare chi è svantaggiato e particolarmente “debole” (migranti, disabili, anziani …).
APPENDICE TEMATICA N.1
SUL RILANCIO DEL TURISMO E DELLA CULTURA A LIVORNO: ALCUNE PROPOSTE OPERATIVE
Il rilancio della città di Livorno può avvenire, come visto nel capitolo dedicato all’uscita dalla crisi, in adesione a vari profili di intervento. Fra gli altri, ne è stato evidenziato uno che trae alimento da una interconnessione fra cultura, turismo e nuovi posti di lavoro. Occorre allora rinnovare le tradizioni di una Città che è stata una delle mete preferite della Toscana, e operare con tavoli di discussione e concertazione aperti ai soggetti interessati. Da questi tavoli scaturirebbero proposte unitarie di indirizzo sulla base delle quali orientare in modo pluralistico e trasparente il reperimento delle risorse necessarie.
iN QUESTO CASO è POSSIBILE:
A) Promuovere percorsi di “accompagnamento” dei turisti appena sbarcati al porto, aumentando la possibilità di “allungare” la sosta in città. Adeguare le banchine con bancarelle, punti di ristoro e sportelli dove il turista possa prenotare “tour” e avere tutte le informazioni.
B) Integrare questo con la rivalutazione e il rilancio dei piccoli esercizi commerciali (in primis quelli del centro) anche attraverso sconti o “giochi a premi” per incentivare il passaggio. Inserire nel ventaglio dei tour i luoghi simbolo della città – Fortezze, lungomare, quartiere Venezia, Montenero, Antignano-Quercianella-Castiglioncello, colline livornesi ecc.
C) Favorire il trasporto alternativo ed ecologico quale il trenino elettrico, il calesse, le biciclette a noleggio, barche e barconi per i fossi, le passeggiate.
D) Aumentare la capacità di attrazione di questi e altri luoghi con “musei dinamici”, cioè luoghi dove per periodi prestabiliti si espongano opere e oggettistica anche di provenienza straniera.
E) Prevedere aperture serali delle attività commerciali e iniziative di animazione e, in questo quadro, promuovere festival tematici di cinematografia, teatro, narrazione civile, spettacolo di strada. Ristrutturare le numerose cantine lungo i fossi e creare dei piccoli musei all’interno.
F) Rivitalizzare le piazze cittadine, a cominciare da quelle “centrali” – piazza della Repubblica, piazza Grande, piazza Cavour, piazza Mazzini, piazza Magenta ecc. – prevedendo iniziative ludiche con animatori di strada, mercatini, bancarelle e piccoli musei itineranti, che favoriscano il confronto con le altre culture, mostre fotografiche e di pittura, letture in piazza, concerti e proiezioni di film “a cielo aperto“ nella stagione estiva.
Stesso discorso vale anche per le aree a verde e i parchi: devono essere più godibili e frequentati, capaci di attirare anche con iniziative di animazione e di intrattenimento, dotate di giochi per bambini, di punti ristoro e servizi igienici.
G) Prevedere, ad esempio, il recupero della zona fra viale Italia e la Terrazza Mascagni attraverso la costituzione di una sorta di nuovo “Grande EDEN Livorno” (come vi era fino ai primi del ‘900) con cinema, ristoranti, spazi per il ballo, varie forme ludiche e di intrattenimento.
H) Creare luoghi dove si possa insegnare e lavorare, come nelle antiche botteghe, le attività manuali (vetrai, falegnami, ceramisti, scultori). Attività-laboratori di manifatture volte alla produzione di beni e servizi per i cittadini e per i luoghi di vendita ed esposizione, in particolare presso le banchine portuali, all’interno delle Fortezze, nel centro storico.
Il rilancio del settore turistico, culturale e ambientale favorirebbe conseguentemente anche il lavoro e la necessità di nuova occupazione di autisti, operatori socio–culturali, animatori ed educatori, personale qualificato per i musei e per le attività presso i centri culturali, personale per il servizio ristorazione e alberghiero, personale qualificato nel settore ecologico e delle energie alternative.
APPENDICE TEMATICA N.2
LA GESTIONE AMMINISTRATIVA (dal bilancio di previsione 2009)
Vincoli, compatibilità, strategia operativa dall’8 giugno 2009
Attualmente le tipologie di spesa corrente più rilevanti per la gestione dei servizi sono:
a) Personale dipendente: 53,6 milioni di euro (37% del totale).
b) Prestazioni di servizi affidate a terzi: imprese, professionisti, cooperative, associazioni: 48,9 milioni di euro (33% spese correnti).
c) trasferimenti, contributi e liberalità per 24,6 milioni euro (16,7% del totale). In questa voce ritroviamo i trasferimenti all’Istituzione per i servizi alla persona, alla Fondazione Goldoni, all’Istituto Mascagni e i contributi alle associazioni di volontariato.
Come si costruisce il futuro garantendo pari opportunità
Il maggiore assegno per lo sviluppo e le pari opportunità (oltre il finanziamento della spesa corrente, con entrate tributarie, extratributarie e oneri di urbanizzazione) viene così alimentato.
Proventi Alienazioni Immobiliari + Utili Partecipate e controllate + Proventi dismissione partecipazioni inutili + Recupero Evasione ed Elusione fiscale + Riduzione costi della politica = MAGGIORE ASSEGNO.
FILOSOFIA DELL’INTERVENTO:
a) garantire il finanziamento delle spese correnti (determinato dalla riscossione certa e veloce di canoni concessori,tributi erariali,oneri di urbanizzazione) anche attraverso politiche di riduzione dei costi pubblici e di risparmio energetico e di progressivo recupero dell’evasione e dell’elusione tributaria senza fare gravare su di esse interventi di carattere straordinario. Per spezzare il circuito chiuso (più case, più oneri di urbanizzazione, più finanziamento supplementare, in disavanzo, delle spese correnti);
b) razionalizzare il finanziamento degli investimenti (spese in conto capitale) consolidando il sistema dei trasferimenti e delle entrate in conto capitale (compresi utili e gestione patrimonio). Incrementare i livelli di democrazia nella selezione degli investimenti;
c) costruire nella progressione della legislatura una quota di reddito sociale destinata al mercato del lavoro (sostegno al reddito, stabilizzazione precariato, integrazione manodopera straniera), opere pubbliche, sistema di incentivi ambientali, multiculturalità..
INDICE
Il quadro politico a Livorno ………………………………………………………………………….. 1
Il comune virtuoso e l’alleanza civica …………………………………………………………….. 1
Le 10 proposte per cambiare Livorno
1. Riduzione costi politica e promozione di un “comune virtuoso” …………….. 2
Aziende controllate e partecipate …………………………………………………… 2
Screening e razionalizzazione ……………………………………………………….. 2
Pubblicizzazione dei servizi a domanda collettiva ……………………………. 2
2. Uscire dalla crisi: piano per il lavoro e contro la precarietà.
Il Comune e le nuove opportunità per il territorio …………………………………. 3
Uscire dalla crisi – Riprendiamoci il porto ……………………………………… 4
Uscire dalla crisi – Porto, alcune proposte operative ……………………….. 4
Uscire dalla crisi – Interventi di regolazione fiscale e di sostegno al
reddito ……………………………………………………………………………………….. 5
Politiche di equità fiscale …………………………………………………………… 5
Sostegni ai lavoratori in mobilità lunga ……………………………………….. 5
Sostegni allo sviluppo economico ……………………………………………….. 5
Riconversione sociale del terziario ……………………………………………… 5
Uscire dalla crisi – La qualità dello sviluppo – Risorse naturali e
cultura d’area ………………………………………………………………………………. 5
Uscire dalla crisi – La cultura e il turismo come volano – Finalizzare
il welfare …………………………………………………………………………………….. 6
Uscire dalla crisi – Servizi, cultura e sport. Il ruolo attivo delle
associazioni culturali ……………………………………………………………………. 7
Sport ……………………………………………………………………………………….. 8
3. Chi è in difficoltà deve essere aiutato
Alla sanità livornese serve la costruzione di un nuovo ospedale? ………. 8
Decentrare nel territorio servizi ora concentrati ……………………………….. 8
Continuità assistenziale tra ospedale e territorio ………………………………. 8
Partecipazione e trasparenza …………………………………………………………. 8
Criticità e soluzioni ……………………………………………………………………… 8
Anziani e diversamente abili …………………………………………………………. 10
Prevenzione ambientale e sicurezza sul lavoro ………………………………… 10
Tossicodipendenze, alcolismo e altre dipendenze ……………………………. 11
Salute mentale …………………………………………………………………………….. 11
I senza fissa dimora …………………………………………………………………….. 11
Giovani e minori …………………………………………………………………………. 11
4. Accorciare le filiere. Produzione locale ……………………………………………….. 12
Sostegno della filiera corta …………………………………………………………. 13
Difesa delle aree agricole e orticole …………………………………………….. 13
Incentivazione dell’agricoltura biologica ……………………………………… 13
Mercati contadini ……………………………………………………………………… 13
Gruppi d’Acquisto Solidali ………………………………………………………… 13
Mense scolastiche ……………………………………………………………………… 13
5. Riduzione della TIA ………………………………………………………………………….. 13
Uscire dalla vecchia impiantistica …………………………………………………. 14
Eliminare inceneritori e discariche ………………………………………………… 14
La tariffa ……………………………………………………………………………………. 14
Impegni per la prossima legislatura ………………………………………………. 14
6. Energie rinnovabili e risparmio energetico ………………………………………….. 15
La filiera delle rinnovabili ……………………………………………………………. 15
Progetto del rigassificatore offshore ………………………………………………. 15
No nuke ……………………………………………………………………………………… 16
La centrale ENEL ………………………………………………………………………… 16
Agroenergie ……………………………………………………………………………….. 16
Sostegno alla bioedilizia ………………………………………………………………. 17
7. Bilancio partecipato e Partecipazione – Decentramento istituzionale –
Multiculturalità …………………………………………………………………………… 17
Circoscrizioni ………………………………………………………………………….. 18
Proposte di revisione dei regolamenti statutari
Sul decentramento ……………………………………………………………………. 18
Sugli istituti di partecipazione ……………………………………………………. 19
La multiculturalità ……………………………………………………………………. 19
8. Frenare il caos del traffico, muovere le persone ……………………………………. 20
Mobilità sostenibile: biciclette pubbliche, autobuse metropolitana,
frrovie ……………………………………………………………………………………… 20
La mobilità urbana ………………………………………………………………………. 20
Problemi da risolvere …………………………………………………………………… 21
Cause dei problemi ……………………………………………………………………… 21
Rimedi ………………………………………………………………………………………. 21
Le azioni prioritarie sul trasporto pubblico …………………………………….. 22
Le altre azioni prioritarie …………………………………………………………….. 22
La mobilità lenta ………………………………………………………………………… 22
Le pedonalizzazioni ……………………………………………………………………. 23
9. Revisione partecipata del piano regolatore ………………………………………….. 23
Nuovo piano urbanistico ……………………………………………………………… 23
Patrimonio, territorio e gestione urbana …………………………………………. 24
10. Quartieri animati, sicuri e partecipati a misura d’uomo e di donna …………. 25
Riqualificazione degli spazi pubblici …………………………………………….. 25
Quartieri …………………………………………………………………………………….. 26
Bilanci partecipativi …………………………………………………………………….. 26
Massima inclusività …………………………………………………………………….. 26
Appendice tematica 1. Rilancio del turismo e della cultura …………………………. 27
Appendice tematica 2. La gestione amministrativa …………………………………….. 28
Vincoli, compatibilità, strategia operativa dall’8 giugno 2009 ……………. 28
Come si costruisce il futuro garantendo pari opportunità ………………….. 28
LISTA CIVICA
CITTA’ DIVERSA
ELEZIONI COMUNALI
LIVORNO GIUGNO 2009
PROGRAMMA
10 proposte
per cambiare Livorno






