(31 dicembre 2008)   Cultura

Il Museo Scomparso

Il Museo Scomparso bigimage

Convegno organizzato da Città Diversa sul cosiddetto “Museo Scomparso”

Venerdì 3 ottobre 2008, presso la Circoscrizione 2 in Scali Finocchietti, abbiamo organizzato come lista civica “Città Diversa”, un’assemblea dal titolo ‘Valorizzare Livorno’, finalizzata a propugnare la riapertura del ‘Museo Civico di Archeologia e Numismatica’, ormai noto come ‘Museo Scomparso’.

Ha tenuto la prima relazione Carmela Sturmann, sottolineando la ricchezza del materiale villanoviano, etrusco e romano, la straordinaria ricchezza del nostro monetiere il gran numero di quadri medievali e dell’età moderna, che, pur di proprietà del Comune, non sono mai stati visti dai Livornesi.

Franco Sammartino nel suo intervento ha ricordato gli innumerevoli reperti dell’età della pietra e i risultati di numerosi scavi di resti romani nella zona livornese, tutto imballato, non fruibile e non visibile. Sammartino ha concluso il suo intervento con l’epigramma: “Il Museo è nostro e lo rivogliamo”.

Ultimo relatore, Giangiacomo Panessa si è lanciato in un accorato appello per la rinascita culturale di Livorno a partire dalla riapertura del Museo Scomparso e dai troppi aspetti trascurati della cultura livornese.

Ha chiesto poi di intervenire l’ingegnere Chetoni, in qualità di rappresentante del Comune, che ha comunicato ai presenti che esiste un progetto per creare un grande ‘Museo della Città’, commissionato dal Comune e redatto in forma grafica dall’ingegnere Natalini, professore all’Università di Firenze, datato luglio 2006. Tale progetto è inserito nel grande progetto di ristrutturazione e riedificazione del Luogo Pio ed è appaiato a numerosi altri progetti di riqualificazione dell’area prospiciente il porto ed il cantiere.

Marco Cannito, consigliere comunale della lista civica “Città Diversa” ha concluso i lavori dichiarando che la lista civica seguirà da vicino il problema affinché il museo venga riaperto, anche parzialmente e con velocità, insistendo con il Comune. Ha anche chiamato in causa altre agenzie interessate al problema, come la Soprintendenza ai Beni Archeologici e la Guardia di Finanza.

Considerazioni.

Il primo clamoroso risultato positivo di tale incontro, oltre l’alto numero di partecipanti, è stato il fatto che il Comune, per bocca dell’ingegnere Chetoni ha presentato il suo progetto in merito, finora tenuto assolutamente segreto: nessuno dei presenti ne sapeva nulla. L’assessore Guantini più volte, in incontri privati e anche in situazioni pubbliche, aveva accennato a un possibile Museo nell’ambito della riedificazione del Luogo Pio, prospettando una struttura interattiva, moderna, valida anche da un punto di vista architettonico, ma senza specificare.

Prima ancora di poter guardare nei dettagli il piano ‘Natalini’, da come esso è statoesposto, si deve constatare che si tratta di uno fra i tanti progetti colossali che il Comune presenta in Regione, in Europa o chissà dove, allo scopo di ottenere finanziamenti, ma i progetti che poi vanno avanti sono solo quelli speculativi.

Ci ha detto Chetoni che la decisione di allestire un Museo nel Luogo Pio risale al 1998, ribadita nel 2002. Nel 2006, al modico prezzo di 20.000 euro l’ingegner Natalini ha redatto un ‘master plan’, cioè un progetto di massima, relativo a tale Museo. Esso è stato usato per chiedere finanziamenti alla Regione, che però finora non ha neppure risposto. In seguito è stato inviato alla Provincia per ottenere fondi europei denominati ‘PASL’ e anche fondi ‘PIUSS’. Attualmente la Provincia sta valutando tutti i progetti pervenuti per scegliere quali proporre come candidati a tali fondi.

Si tratta evidentemente di una procedura estremamente lunga e problematica, sostenuta da una volontà comunale vacillante, con la prospettiva di continui aggiornamenti dei costi, via via che i tempi si dilatano.

Inoltre la spesa di 10 milioni di Euri, secondo il ‘master plan’, non tiene conto di alcune voci importanti, come la redazione del progetto architettonico definitivo e la somma da destinare all’esproprio delle abitazioni private attualmente esistenti nel complesso del Luogo Pio.

Il progetto comunale ‘Museo della Città’.

Il ‘master plan’ di Natalini prevede:

- l’utilizzo della ex chiesa del Luogo Pio come sala per presentazioni e incontri e per mostre temporanee,

- la costruzione di una nuova ala sul lato sinistro della chiesa per collocarvi il Museo di Arte Contemporanea,

- la creazione di due chiostre o spazi aperti, con eventuale copertura a vetro, da destinare a mostre temporanee,

- il riutilizzo dei Bottini dell’Olio per mostre temporanee,

- l’allargamento della Biblioteca di Via del Forte San Pietro,

- la collocazione di un ‘Museo della Città’ nei locali già esistenti e attualmente vuoti sotto la Biblioteca.

Questo ‘Museo della Città’ occuperebbe una superficie di circa 700 mq, in cui dovrebbero finire esposte numerose collezioni civiche e di ex musei ora chiusi. Le collezioni previste sono le seguenti:

a) collezione preistorica e collezione protoetrusca (il progettatore sembra ignorare che esiste una vera e propria collezione etrusca e una ricca collezione romana. In particolare non nomina nemmeno la collezione numismatica e delle medaglie, che secondo i più recenti conteggi, è arrivata a 10.000 pezzi);

b) raccolta di arte antica e sacra, quadri e sculture dal XIV al XIX secolo. Si prevede di esporre anche le icone appartenute alla chiesa distrutta dei greci ortodossi (Santa Trinita);

c) plastico della città di Livorno nel XVIII secolo;

d) raccolta di stampe;

e) collezione di memorie risorgimentali (l’autore del progetto sembra ignorare che nel vecchio Museo Risorgimentale si trovava anche una collezione di armi, con pezzi anche rinascimentali);

f) esposizione sugli accrescimenti urbanistici di Livorno;

g) documentazione sulle distruzioni relative alla II Guerra Mondiale con esposizione di residuati bellici.

È chiaro che ognuna di queste collezioni potrebbe essere sistemata con fatica e con sacrifici in tutto lo spazio disponibile (700 mq). Se volessimo collocarle tutte quante i pezzi esposti potrebbero essere pochissimi per ogni collezione, il che rende questo immaginato ‘Museo della Città’ un’opera didascalica troppo semplificata.

La soluzione ‘master plan’ di Natalini è la morte definitiva della speranza di avere un Museo Archeologico, risultando possibile avere solo pochi pezzi esposti mentre la maggior parte rimarrebbe imballata e invisibile. Rimane escluso dal ‘master plan’ la possibilità di collocare nel Museo tutto quell’enorme materiale che è stato raccolto nel territorio del comune e nelle vicinanze, dal fondo del mare, da scavi archeologici e da reperti abusivi recuperati.

Si ribadisce che, se esistesse il Museo Archeologico, ricomincerebbero le donazioni di pezzi antichi, dato che è nozione comune che le case dei livornesi sono ricche di reperti antichi, per lo più dragati dai pescherecci.

Presso la struttura del Museo Archeologico si potrebbero formare gruppi di studio e di ricerca su temi di archeologia, numismatica e storia, come è avvenuto per il Museo di Storia Naturale, oggi del Mediterraneo.

La soluzione proposta annulla le prospettive di studio e di allargamento delle collezioni, di quello che potremmo definire ‘Museo Progressivo di Archeologia e Numismatica’.

Per fare un esempio della inconsistenza di questo progetto, sappiamo che la vedova Sgarallino ha in programma da decenni di donare il suo museo privato alla comunità, purché venga trovata adeguata sistemazione, e attualmente tale museo, nel seminterrato dove è ubicato, occupa 100 mq traboccanti di importanti reperti di varia natura.

Proposte alternative

Il Comune aveva stanziato nel bilancio triennale 2008-10 una spesa di 1.700.000 euro per l’acquisto di beni culturali (3 statue): riteniamo che una cifra analoga possa essere immediatamente messa a disposizione per i lavori di ristrutturazione dei 700 mq attualmente previsti per il Museo della Città e che tale ristrutturazione si possa completare in pochissimi anni. Qui, in tutto questo spazio deve essere collocato il Museo Archeologico e Numismatico, che anche così non potrà tenere esposti tutti i suoi pezzi, ma soltanto quelli più significativi accompagnati da didascalie e pannelli esplicativi adeguati.

Va revocato poi lo stanziamento per una mostra temporanea di tali reperti a Villa Mimbelli, annunciata per marzo-aprile del 2009, e la somma deve essere devoluta all’allestimento del Museo stabile. La scelta del prof. Stefano Bruni come curatore della mostra ci sembra più che adeguata e lo stesso può essere cooptato nell’allestimento del Museo stabile,

Le altre collezioni potrebbero trovare adeguata collocazione nei locali dei Bottini dell’Olio, là dove invece nel ‘master plan’ è previsto uno spazio per mostre temporanee. Infatti appare uno spreco dedicare i Bottini dell’Olio a mostre temporanee, dato che esiste già uno spazio adeguato a Villa Mimbelli.

Il Museo di Arte Contemporanea troverebbe ugualmente una collocazione adeguata, anche se deve essere dato più spazio all’arte antica, a partire dal quadro del Trecento fino ai quadri del Settecento, che sono sconosciuti non solo ai livornesi ma a tutti gli studiosi. Chi è a conoscenza che uno dei quadri del Museo Civico è attribuito al Botticelli, uno a Filippo Lippi, uno a Neri di Bicci e tanti altri, anonimi, attendono ancora di essere doverosamente studiati?

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