Aspettando il dopo referendum
Siamo quasi all’ora X e si delineano le posizioni in attesa della volata finale.Il piu’ surreale referendum della storia politica mondiale prende forma e sostanza alla luce dell’ordinanza del Tar con cui si ritiene “infondata” la tesi secondo la quale il referendum sulla localizzazione avrebbe efficacia abrogativa.E’,in fondo,quanto auspicavano Cosimi,Lamberti,i ventriloqui di Lamberti,i liberal di sinistra che amano gli open space apparecchiati dallo stesso Cosimi con questo improvviso innamoramento per la “partecipazione”e l’affermazione sibillina “comunque vada ne terro’ conto”.Un’affermazione quest’ultima che preoccupa non tanto per lo strano postulato che esprime (comunque al di fuori di ogni previsione regolamentare),ma per quello che in termini di do ut des potrebbe venirne fuori dopo.”D’accordo -potrebbe dire il Sindaco-facciamo un nuovo giro di delibera in Consiglio Comunale,ma poi per favore non se ne parli piu’”,oppure “da questo momento in poi l’opposizione tenga un profilo basso su altre questioni”.Un’affermazione che ,fra le altre cose,non renderebbe giustizia in termini di correttezza politica a chi si sta impegnando in modo trasparente per il si’ all’abrogazione della delibera piu’ che altro per sconfiggere la tendenza all’astensionismo e provare a delimitare un’area di vero dissenso contro questo modo davvero singolare(e “onirico”,per dirla con Bernabo’ del Tirreno,quando auspica la necessità di un “sogno”) di governare.L’obiettivo del raggiungimento del quorum,salvo clamorose soprese,appare infatti irraggiungibile.Chiaro che con tutto questo (lo ha acclarato il Tar)il referendum abrogativo di cui molto si è parlato sui blog o dietro i banchetti delle firme c’entri come i cavoli a merenda.Una lezione per l’immediato futuro.Facciamo un esempio.Se a qualcuno che non fosse l’onnipresente Lamberti venisse in mente di mettere in discussione la delibera consiliare che tra un Gospel natalizio e un presepe determinerà la trasformazione del Gran Guardia in un megastore con palazzina di tre piani annessa,questo qualcuno non si faccia soverchie illusioni.Le 4500 firme eventualmente raccolte tra i cittadini ,dopo avere ottenuto l’ammissibilità del quesito referendario,genereranno solo un’ampia “discussione” non tanto sulla natura del provvedimento allocativo del mega store in variante al regolamento urbanistico (da “ridurre”o “abrogare”in quanto tale),ma sull”‘indirizzo amministrativo”(ad esempio il rapporto fra il Comune e il gestore Lippi con il relativo protocollo di servizio) che avrebbe determinato quel provvedimento.Da parte sua il Consiglio Comunale,che nell’occasione avrà già approvato a maggioranza la delibera che conferisce al privato attuatore la concessione ediliza in questione,potrà riaprire la “discussione” solo in caso di raggiungimento del quorum astronomico di 75.000 elettori aventi diritto e ovviamente prevalenza dei “si”.Dunque con un potere di intervento assai limitato (quella “mediazione cui fa riferimento il Tar) e soprattutto distratto da una valutazione di opportunità circa l’effettivo recupero della struttura e la preventiva rassicurazione del Tirreno (tornato monopolista sulla piazza)circa le 40 assunzioni garantite dal Mega store.Tutto questo a meno che..A meno che ,come ha sostenuto un fiduciario di Lamberti sul Tirreno,il Sindaco “non tenga conto” del risultato referendario comunque vada (anche in assenza di quorum),dimostrando con la magnanimità di un sovrano illuminato di voler riportare in qualche Commissione Comunale(con una procedura tutta da verificare)una delibera di cui è stato artefice e promotore in sostanziale solitudine.Ecco il motivo (ma non certamente l’unico) per cui il Tirreno ha chiamato lui,e non altri,al dibattito con il Comitato del Si.Prima delle ragioni del No (che comunque lui non disdegna)vale la legittimazione referendaria (consultiva) del Sovrano.Occorre tenerne conto.
Samuel Beckett



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